Brunello "taroccato" Indagini su 5 aziende

Frode in commercio.
È con questa accusa che la procura di Siena ha iscritto nel registro degli indagati i vertici
della nota azienda vinicola Castello Banfi. Sequestro preventivo dell'annata 2003 per altre 4 aziende. L'accusa: Brunello tagliato con uve Sauvignon e Merlot

Siena - Frode in commercio. È con questa accusa che la procura di Siena ha iscritto nel registro degli indagati i vertici della nota azienda vinicola Castello Banfi, Enrico Viglierchio e Remo Grassi, raggiunti da un avviso di garanzia: sarebbero loro i responsabili di aver tagliato il Brunello di Montalcino con uve Sauvignon.

Sarebbe l’ultimo atto dell’inchiesta già denominata "Brunello taroccato". Oltre alla Castello Banfi - di cui martedì scorso i finanzieri hanno sequestrato l’annata 2003 - sono quattro le aziende destinatarie di un provvedimento di sequestro preventivo con l’iscrizione sul registro degli indagati: Lamberto Frescobaldi, Piero Antinori e Giampiero Pazzaglia della Argiano e il conte Francesco Marone Cinzano, proprietario della Tenuta Col d’Orcia, una delle cantine storiche di Montalcino.

Anche in questi casi i finanzieri non hanno soltanto messo i sigilli al Brunello del 2003, ma si sono recati nei campi e hanno posto sotto sequestro diversi vitigni considerati in sovraproduzione. Secondo gli inquirenti, riferisce ancora il Corriere fiorentino, le annate che vanno dal 2003 al 2007 del Brunello di Montalcino sono state "tagliate" con vini Cabernet Sauvignon e Merlot tra il 7 e il 10 per cento per alterare la produzione vitivinicola.