Brunetta attacca Giulio. Tutto il partito lo zittisce

Il ministro della Funzione pubblica: "Troppi veti, blocca il governo". Poi smorza: "È un geniaccio umorale"

Roma - L’attacco, dalla prima pagina del Corriere, è molto duro: un’intervista ad personam di Renato Brunetta su Giulio Tremonti e i suoi errori. Che i due non si amino, è noto fin dai tempi del precedente governo Berlusconi, quando l’attuale ministro della Pubblica amministrazione era consigliere economico del presidente del Consiglio. L’ultimo episodio di una lunga serie è accaduto una decina di giorni fa, in Consiglio dei ministri: dopo un battibecco sulla riforma della Pubblica amministrazione, raccontano che Tremonti ha apostrofato Brunetta con queste parole: «Se ti avvicini ti prendo a calci in c...».

Era sembrato un momento di tensione, ormai superato. Il ministro dell’Economia era partito per la Cina a tenere «lezioni di crisi» ai futuri dirigenti del Partito comunista, Brunetta aveva taciuto. Invece, proprio mentre Tremonti incominciava a riprendersi dal jet lag , è arrivato il fendente: «Il ministro dell’Economia esercita un potere di veto sulle iniziative di tutti i ministri: un blocco cieco, cupo, conservatore, indistinto. Tremonti ha commissariato l’intero governo. E tutti la pensano come me».

Brunetta sostiene che la politica economica tremontiana impedisce alla nave Italia di spiegare le vele verso la ripresa economica. «E il federalismo fiscale - aggiunge con un pizzico di perfidia - rischia di peggiorare le cose». Poi ieri, alla radio, cerca di smussare qualche spigolo definendo Tremonti «un geniaccio umorale, con cui non è facile lavorare. Ha fatto bene il signor no durante la crisi, adesso deve fare il signor sviluppo. È molto intelligente, e lo farà». Quanto ai rapporti personali, glissa: «Il problema non è fra me e Tremonti, ma di che cosa ha bisogno il Paese».

I cellulari cominciano a surriscaldarsi: Brunetta parla per sé, o interpreta il pensiero di altri? Dall’Arabia Saudita arriva con rapidità la dichiarazione di Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi: «La linea di politica economica fondata sul criterio della disciplina di bilancio e seguita dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti - scandisce il sottosegretario alla Presidenza - è ispirata dal presidente del Consiglio e condivisa dall’intero governo». Dopodiché, molti ministri prendono posizione. Il titolare del Welfare Maurizio Sacconi taglia corto: «Chi se ne frega delle liti fra Tremonti e Brunetta: il governo è compatto, e la politica è una sola. La questione è chiusa». Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture, osserva che se Brunetta ha rilievi da fare, la sede adatta è il Consiglio dei ministri. Basta polemiche, avverte il titolare della Difesa Ignazio La Russa: la politica del governo «è decisa da tutti, e dal presidente del Consiglio per primo: non vorrei che si sciupassero i grandi risultati che, con questa coesione, il governo è riuscito a perseguire». «La linea economica è di tutto il governo, e i risultati parlano più e meglio di qualsiasi altra considerazione», dicono Roberto Maroni e Roberto Calderoli. E Sandro Bondi la chiude così: «Siamo tutti orgogliosi di Tremonti».

È la seconda volta in poche settimane che il ministro dell’Economia deve fronteggiare attacchi sul fronte interno: prima il documento economico «ombra», adesso le critiche al sole. Da domani partono, alla commissione Bilancio della Camera, i lavori della Finanziaria: sarà quello il banco di prova, la cartina di tornasole degli umori, e malumori, della maggioranza nei confronti di Tremonti.