Brunetta: donne in pensione a 65 anni La furia dei sindacati: "Non ci provino"

Il ministro perseguirà, "a partire dal settore pubblico", la strada "dell’equiparazione tra maschi e femmine, verso l’alto, nell’età di pensionamento". Podda: "Il governo non ci provi nemmeno". Angeletti: "Solo se volontario". Ugl: "Ora non avrebbe senso"

Stresa - Il ministro della pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta, perseguirà, "a partire dal settore pubblico", la strada "dell’equiparazione tra maschi e femmine, verso l’alto, nell’età di pensionamento". Brunetta lo ha detto nel suo intervento al Forum "Terza economia. Sempre più valore dalla terza età", in corso a Stresa. "Dobbiamo - ha spiegato - porre al centro dell’attenzione il problema se l’aumento dei tassi di occupazione legati all’ultima classe di anzianità sia un bene pubblico, in base al quale fare delle politiche condivise. Se è così allora questo tema entri nell’agenda delle forze politiche e sociali e ognuno faccia la sua parte".

Stop ai privilegi alle donne Annunciando la creazione di un gruppo di lavoro al Ministero, che a partire da una recente sentenza della corte di giustizia Ue, lavorerà su questo argomento, Brunetta ha aggiunto: "Basta con l’ottica paternalistica che vede le donne da privilegiare nell’anzianità necessaria per araggiungere l’età pensionabile in quanto penalizzate durante la maternità. Coerenza vuole che se l’invecchiamento attivo è considerato un bene pubblico, allora si affronti seriamente questo tema". Brunetta ha annunciato che, in quanto "datore di lavoro di 3,5 milioni di persone", lui farà la sua parte. "Perseguirò - ha concluso - l’equiparazione tra maschi e femmine, verso l’alto, nell’età di pensionamento. Questa potrebbe essere l’occasione per estendere poi la logica a tutto il sistema".

Dieci punti percentuali di attività
"Attraverso una maggiore permanenza degli anziani nel modo del lavoro si potrebbero recuperare dieci punti percentuali, in termini di tasso di attività e di tasso di occupazione per le persone che fanno parte dell’ultima classe di anzianità lavorativa", ha proseguito Brunetta. "Se l’invecchiamento attivo - ha precisato Brunetta - venisse considerato un bene pubblico, e questo non è ancora stato detto da nessuno, allora si dovrebbe farne emergere la convenienza, in termini di beni materiali e immateriali; in questo modo si potrebbe creare un bilancio che dimostri che l’invecchiamento attivo è generatore di Pil e di risparmio nei costi del sistema di welfare".

Recupero 2,5 mln di posti di lavoro
Il recupero del 10 per cento del tasso di occupazione, ha aggiunto il ministro, "equivale a 2,5 milioni di posti di lavoro. Negli anni scorsi, per avere questo saldo positivo, ci siamo sovraccaricati di lavoro atipico, soprattutto dei giovani", proprio perchè non si è perseguito "l’altro obiettivo, della valorizzazione del lavoro degli anziani".

Altolà della Cgil
"Il Governo non ci provi nemmeno a mettere mano". Così il segretario confederale della Cgil Fp, Carlo Podda, commenta l’ipotesi del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, di innalzare l’età pensionabile delle donne. "Le donne vanno in pensione con il massimo dell’età e con il nostro sistema si va sulla base dei contributi", spiega Podda, aggiungendo che "sono altre le sperequazioni che riguardano le donne, e comunque parliamo di sperequazioni subite, non certo di privilegi". "Ci manca solo - aggiunge - che si obblighino le donne ad andare in pensione più tardi". Per il segretario confederale della Cigl, "dire che la misura serve per risolvere la sperequazione è una provocazione intollerabile".

Angeletti: solo se volontario
Nessun innalzamento dell’età pensionabile che non sia basato sulla volontarietà e sugli incentivi. È la posizione della Uil che boccia così le proposte di tornare ad alzare l’età di pensionamento, anche per finanziare gli ammortizzatori sociali. "Su questo la penso come Berlusconi" ha detto Angeletti parlando con l’Ansa. "Non sono d’accordo sulla necessità: sono favorevole a fondare l’innalzamento sulla volontarietà, con incentivi" ha detto.

Ugl: ora non avrebbe senso
"Una riforma delle pensioni in questa fase economica e sociale non avrebbe alcuna ragione di essere. Lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha di recente affermato che le pensioni non sono oggetto di discussione". Lo ha dichiarato il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini. "Aumentare l`età pensionabile non sarebbe di nessun aiuto alle donne in assenza di un sistema di welfare degno di questo nome in termini di servizi per la cura dei figli, degli anziani o di persone disabili e di politiche di sostegno alla famiglia, in primo luogo da un punto di vista fiscale".