Brunetta: "Ho fatto la vera rivoluzione"

Il ministro: "Il mio decreto è eversivo. Mi meraviglio che il sindacato
non si sia schierato subito dalla mia parte. Sono pronto al dialogo con
le sigle, ma non certo per mantenere lo status quo"

Ministro Renato Brunetta, è passata la sua riforma, ma i sindacati non sembrano molto contenti...
«Io non le capisco proprio le polemiche. Inizia un iter che prevede la discussione in Parlamento, esame delle commissioni. E quindi un parere obbligatorio. Poi c’è il passaggio alla conferenza unificata per avere l’accordo delle autonomie locali».
Questo è l’iter della legge, loro chiedevano di essere sentiti e non pensavano alle audizioni parlamentari...
«Per mia volontà ho anche previsto un passaggio al Cnel (il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, ndr). Lì ci sono sindacati dei pubblici, dei privati, le associazioni dei datori».
I suoi interlocutori non sono le organizzazioni del pubblico impiego?
«Una cosa deve essere chiara. La riforma non può essere monopolio delle sigle dei lavoratori pubblici perché riguarda tutta l’Italia. Si tratta di efficienza, non solo di lavoro pubblico e per questo è giusto avere l’opinione e il consenso di tutto il paese: le famiglie, i datori, le imprese. Troppo importante questa riforma per farne una cosa privata tra governo, Cgil, Cisl e Uil».
Quindi non parlerà con i sindacati degli statali?
«Sì ma nell’ambito di un più generale dialogo sociale».
Il Cnel come luogo della concertazione o del dialogo. È la fine dei maxitavoli a Palazzo Chigi?
«Non lo so, ma quella è la sede prevista dalla Costituzione. E io amo le istituzioni».
Ma i sindacati...
«... non vogliono il Cnel? Allora loro cosa ci sta a fare dentro il Consiglio? Se non lo vogliono chiudiamolo».
La Cisl, che non può essere accusata di pregiudizi ideologici, è stata critica con la sua legge...
«La Cisl ha il congresso e capisco debba marcare una posizione. La Cgil invece ha da pensare alla lotta di classe. Io invece cerco di guardare un po’ più in lontano, agli interessi del paese. Si tratta di cambiare la pubblica amministrazione e l’efficienza dello Stato».
Quindi impossibile non creare qualche malcontento...
«Quante volte abbiamo stigmatizzato i premi a pioggia, che trattano come se fossero bravissimi impiegati che danno un servizio pessimo. Noi vogliamo cambiare questi meccanismi così come la cattiva contrattazione e la dirigenza connivente che non è mai responsabile».
E lo strumento saranno i premi dati solo a tre lavoratori su quattro, così come previsto dal disegno di legge?
«Con la riforma si premia un quarto di bravi, e la metà dei bravini, con un po’ meno soldi. Gli altri rimarranno a bocca asciutta e saranno incentivati a migliorare in futuro».
Magari adesso i dipendenti pubblici, quelli bravi, si staranno chiedendo se non saranno penalizzati ingiustamente. Li vuole rassicurare?
«Le regole andranno applicate bene. Ma adesso la situazione è pessima, con bravi e i non bravi, gli assenteisti e i virtuosi, tutti trattati alla stessa maniera. Non potrà più andare così. E poi non ci stiamo inventando niente, questi meccanismi sono già applicati all’estero. Noi stiamo applicando le migliori pratiche già in vigore».
Parliamo delle cause collettive. Si dice che intaseranno i tribunali di ricorsi. O che, così come sono regolate dalla sua legge, non servono a niente.
«Delle due l’una. Intanto noi lavoriamo perché siano efficaci insieme alla Pec, la Posta elettronica certificata, che è come una raccomandata elettronica. Insieme possono avere un effetto dirompente».
E come funzionerà la Pec?
«Presto tra cinque e dieci milioni di italiani avranno un indirizzo di posta certificata, potranno mandare una “raccomandata” e avranno diritto a una risposta in modi e tempi standard. Se non succederà, avranno modo di rivalersi con l’amministrazione inefficiente».
In che modo?
«Con un’azione che in tempi brevi deve riportare al ripristino del diritto o a rimuovere il dirigente responsabile».
Niente risarcimento?
«Nelle class action con il pubblico non c’è per definizione. Il decreto contiene mille di queste cose eversive. Che sovvertono l’attuale morta gora».
Eversive?
«Certo. E mi meraviglio che il sindacato non si sia subito schierato dalla mia parte con entusiasmo. Vogliono il dialogo? Lo avranno, ma sulla rivoluzione, non per mantenere lo status quo. Se vogliono questo io non ci sarò. Preferirei andarmene. Berlusconi è dalla mia parte così come tutto il governo».
Però al Consiglio dei ministri qualcuno ha protestato. Tremonti, Carfagna...
«Ci sono state legittime richieste, anche da La Russa e Maroni. Piccoli distinguo. E io ho tenuto conto di tutti».
Il ministro delle Pari opportunità non era convinto dai suoi premi...
«E aveva perfettamente ragione. Nei criteri di valutazione stiamo introducendo delle modifiche per tenere conto della specificità della donna e della maternità».