Con Brunetta la Liguria diventa caso nazionale

(...) ha aperto la settimana di Berlusconi con un’incoraggiante parità nelle due Regioni che alla vigilia della campagna elettorale erano date per perse. E probabilmente il ministro Brunetta era proprio rimasto indietro sulla questione. Tanto che ieri mattina, pensando di mostrarsi ottimista sul voto, si è lasciato andare alla previsione che ha fatto tremare (e poi sorridere) Biasotti e tutto il Pdl ligure. «Tra regioni dove si è già votato e quelle dove si vincerà, il centro destra governerà su quattro quinti dell’Italia», è stata la premessa fatta dal ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, ospite di Repubblica tv. Dove però poi ha specificato le divisioni, ha messo le «bandierine» alla Emilio Fede: «Abbiamo già vinto in Friuli Venezia Giulia, vinceremo in Veneto e Lombardia e penso anche in Piemonte. Lasciamo perdere la Liguria e lasciamo stare l’enclave rossa di Emilia Romagna e Toscana. C’è probabilità per Umbria e Marche; si vince in Lazio e Campania, molto probabilmente in Puglia, certamente in Calabria. Si è già vinto in Sicilia», ha detto Brunetta.
Come sarebbe «lasciamo perdere la Liguria»? Per di più associata a Emilia e Toscana? E dire che Brunetta conosce, frequenta e ama la Liguria. Neppure il tempo di mettere in moto la contraerea delle dichiarazioni a difesa delle speranze di Biasotti, che arriva subito una nota formale del ministero. La dichiarazione di Brunetta è spontanea e senza far riferimento alle parole di poche ore prima, precisa: «Confido in una grande affermazione in Liguria dell’amico Sandro Biasotti, così come della coalizione che sostiene la sua candidatura a governatore di una Regione che ha un posto particolare nel mio cuore». Perché allora quella «resa» sospetta e immotivata? «So bene che si tratta di una battaglia elettorale difficile, che si deciderà all’ultimo voto - riprende Brunetta - proprio per questo annuncio fin d’ora la mia piena disponibilità a sostenere sul campo Biasotti, di cui apprezzo da tempo le qualità e l’operato».
E lui? L’interessato? Il Biasotti sottovalutato? Non si scompone e incassa la seconda dichiarazione senza stupore. «Non avevo dubbi che ci potesse essere un fraintendimento, anche perché Brunetta, oltre che conoscitore della Liguria ha anche un portavoce ligure come Vittorio Pezzuto. Era impossibile che non conoscesse la nostra realtà - sorride - Probabilmente ha citato una regione per l’altra. Ma non è questo il problema. Mi fa invece piacere la sua promessa di impegno diretto perché ritengo sia uno di quei ministri in grado di farci guadagnare voti. E dopo l’indispensabile appoggio di Scajola, sarà un’arma in più».
Quell’arma in più che potrebbe essere rappresentata proprio dalle realtà del territorio. Come le Pro Loco, i cui rappresentanti sono stati incontrati ieri dal candidato del centrodestra al quale hanno presentato il progetto «Un tacchino chiamato bibin», che prevede la valorizzazione del dialetto con iniziative nelle scuole, il rilancio dei prodotti tipici e una maggiore attenzione al territorio. «In questi anni abbiamo avuto molte difficoltà a farci ascoltare dalle istituzioni - ha detto Bruna Terrile - Eppure noi siamo presenti in ogni paese e in ogni vallata. Siamo volontari, non costiamo nulla alle casse pubbliche. A Biasotti abbiamo chiesto quella considerazione che fino a oggi è stata carente». Un’attenzione che è stata assicurata dal candidato del Pdl: «Non posso promettere fondi visti i bilanci che erediterò - ha evitato illusioni Biasotti - ma attenzione e impegno, certamente sì».