Brunetta: «Una manovra cinica per salvarsi l’anima ecologista»

«Comportamento insopportabile, ma i veneziani ora l’hanno capito: due su tre sono a favore della diga»

da Milano

Professor Renato Brunetta, il Mose sembra essere scomparso dal programma dell’Unione, sommerso prima di Venezia...
«La cosa divertente è che essendo scomparso, vuol dire che non se ne parla - se la ride il professore veneziano, consigliere economico del Premier -. Ma siccome è invece un progetto in atto, significa su questo l’Unione non ha niente da dire».
In altre parole?
«Se avessero voluto dire blocco al Mose per soluzioni alternative, o per lasciare tutto com’è, lo avrebbero detto. Ma siccome non è un’opera progettata, bensì in corso di realizzazione, non dire nulla significa che l’Unione è divisa, con l’area Prodi-Margherita totalmente favorevole, l’ala Ds che lo è in parte sì e in parte no, e quella composta dai Verdi e dalla sinistra più radicale nettamente contro. Emergono insomma tutte le loro contraddizioni».
Anche a livello locale?
«No. A Venezia, da parte della sinistra estrema, verso il Mose c’è stato sempre un duplice pregiudizio, tecnico e ambientale, entrambi però smontati punto su punto con un lavoro pazientissimo. La ragione vera è che questa sinistra vuole i soldi per Venezia, ma per fare soltanto opere diffuse. Perché è dal piccolo cabotaggio che può trarre maggiori vantaggi politico-clientelari».
Mentre dalla grande opera, vuol dire, i vantaggi sono minori?
«Certo, ma non c’è contrasto. Nel senso che per noi le grandi opere sono fondamentali per fare quelle piccole e queste ultime sono complementari alle prime. Mentre le ultime amministrazioni di sinistra hanno incamerato soldi per opere diffuse come il disinquinamento o l’innalzamento dei fondali, per fare poi solo quelle di ordinaria amministrazione, senza prendersi mai la responsabilità della grande opera delle difese a mare, lasciandola a Stato e Regione. Troppo comodo!».
Cacciari ha contrapposto al Mose opere alternative...
«La sua è stata una ricerca infinita, paradossale e ridicola. C’è caduto anche di recente, quando ha messo in piedi una pantomima di soluzioni alternative con riunioni fantasma e tecnici fantasma per progetti fantasma. Cose discusse già più di vent’anni fa. Insopportabile...».
Perché lo fa?
«Per salvarsi l’anima nei confronti dell’ala verde e casariniana che a Venezia conta un 15% e che è fondamentale non tanto per la sua maggioranza - dato che a quella ci abbiamo pensato noi - quanto per l’assetto di medio periodo dell’Unione».
Del resto non si tratta del suo primo cambiamento di rotta.
«Be’, Cacciari è la quintessenza dell’arroganza ipocrita. Nel senso che siccome è il più bravo, il più intelligente e il più capace, mentre tutti gli altri sono dei cretini, lui può fare qualsiasi cosa. La sua intelligenza, che comunque è geniale, gli consente così di fare qualsiasi giro di valzer. Come prendere i voti dal centrodestra pur di diventare sindaco, ma anche di strizzare sette volte l’occhio, quasi fosse un tic, alla sinistra ecologista».
Che lui forse vorrebbe portare in maggioranza.
«In realtà non lo vorrebbe, però è inevitabile. E il suo pragmatismo della politica vissuta cinicamente lo porterà necessariamente a questo. Magari non entrerà l’ala più estrema, ma quella più rispettabile. Comunque entrerà. Così lui continuerà il suo “salvarsi l’anima” facendo finta di dire “No”, intascando invece l’impatto economico, sociale e quindi politico del Mose. Un comportamento insopportabile, ma i veneziani lo hanno colto benissimo, come dimostrano ormai tutti i sondaggi che danno il fronte pro Mose tra il 60 e il 70%».