Brunetta: "Il Pdl è un partito-rete che conta su otto milioni di firme"

Forza Italia non si scioglie, questa federazione è lo sviluppo della grande intuizione di 14 anni fa

Roma - E lei lo aveva detto, nevvero?
«Lo avevo detto e l’ho anche scritto: questa del "partito rete" è una riflessione che va avanti da un anno, e non deve stupire più di tanto. La novità semmai, è che adesso si è formalizzata la road map».

Più che Cassandra e senza toni dolenti, Renato Brunetta rivendica con decisione lo sguardo anticipatore, quello che lo ha spinto a scrivere l’altro ieri sulle nostre pagine le mosse che avrebbe fatto il Cavaliere.
Berlusconi ha fatto marcia indietro o no?
«Ma quale marcia indietro! Il partito rete non è altro che l’evoluzione della grande intuizione avuta da Berlusconi 14 anni fa, che viene riproposta alla luce degli 8 milioni di firme dei gazebo e anche alla luce di quanto avviene nel centrosinistra».

Ma se Forza Italia non si scioglie, che cosa è questo partito del popolo o delle libertà?
«È un partito rete, un partito contenitore sul modello del Ppe, un partito federatore, un partito che accoglie. Esattamente l’opposto di quanto hanno fatto a sinistra. La loro è una fusione fredda di oligarchie, la nostra è una fusione calda di popolo».

Detta così, sembra la federazione alla quale pensavano Fini e Adornato.
«Certamente. Ma con la novità che anche quella era a freddo e dunque difficile da realizzare, perché si muoveva soltanto a livello dei vertici di partito».

Non è che questo percorso serve soltanto a tranquillizzare un po’ tutti nel centrodestra?
«No, anzi. Questo è il percorso che valorizza al massimo tutte le reti parallele nate in questi ultimi tempi, i circoli ma anche i partiti, i movimenti e le liste civiche locali. Perché si tratta di un partito contenitore, aperto a tutti».

Vediamo la road map, il percorso che avete deciso ieri con Berlusconi per centrare questo obiettivo.
«Si parte subito con un comitato costituente, una ventina di persone, costituito in proporzione dai vari partiti e movimenti interessati al processo. Oggi sarà presentato un manifesto, ma la cosa importante è che questo comitato stabilirà i congressi comunali, provinciali e regionali, che daranno origine alla Consulta che elegge dirigenti e leader del nuovo partito. E tutto questo, avverrà votando, col voto popolare».

Più o meno, come hanno fatto quelli del Partito democratico. O no?
«No, no. Qui voteranno quelli che hanno firmato ai gazebo, non solo gli iscritti a Forza Italia e agli altri partiti o movimenti. Diamo vita a una grande operazione di trasparenza, si comincia già sabato e domenica. E il peso che ogni partito o movimento avrà, dipende dai voti popolari che porta. Questo vuol dire che anche Forza Italia si mette in discussione».

Ottimo, così sapremo quanti voti portano i circoli di Dell’Utri e quelli della Brambilla. Ma in tutto, quanti voti sperate di mettere insieme?
«Come minimo, gli otto milioni che hanno firmato, ai quali chiediamo di continuare in questo processo».

Per quando è previsto, questo congresso di massa?
«La prossima settimana avremo il comitato costituente, entro gennaio si faranno i congressi, e infine il voto popolare».

Come si chiamerà questo partito?
«Si deciderà già a partire da domenica prossima. O Partito delle libertà o Popolo delle libertà. È in corso una sorta di sondaggio, di grande interesse».

Fini e Casini sono invitati?
«Noi auspichiamo che An, Udc e tutti gli altri partiti vogliano partecipare. Senza alcun timore di assorbimento. An e Udc possono partecipare a pari dignità con tutti gli altri».