Brunetta: «Propaganda che illude i risparmiatori»

L’economista: «Annullare quei contratti per le infrastrutture produrrà effetti devastanti»

Cernobbio (Como) - Altro che liberalizzazioni. Per Renato Brunetta questo è «un nuovo caso Efim per i mercati internazionali». Non fa sconti l’economista azzurro, vicepresidente della Commissione industria del Parlamento europeo, relatore al convegno Ambrosetti di ieri e oggi a Villa d’Este. Il decreto Bersani, da ieri legge, è una «falsificazione», dice Brunetta al Giornale.
Cosa si può dire sulle liberalizzazioni del governo Prodi?
«Che sono una grande presa in giro. Con l’etichetta delle liberalizzazioni il governo ha annullato contratti privati con effetto retroattivo, come quelli degli appalti della Tav, ha cancellato riforme strutturali, è intervenuto sulle ricariche dei cellulari invadendo il campo dell’Authority, si è sostituito alla competenza delle Regioni nei servizi della grande distribuzione o della benzina. Tutto in una volta sola».
Che provvedimento è, allora?
«Questa legge nasconde una forte voglia di discontinuità ideologica senza curarsi di andare contro il mercato. E questo solo perché fa aprire i barbieri il lunedì, riduce forse alcuni limitati vantaggi per i mutuatari e qualche assicurato di Rc auto».
Cosa bisogna fare secondo lei?
«Altri e ben più seri interventi. Che non esistono nemmeno nella cosiddetta delega Lanzillotta: l’acqua è esclusa per un’intesa con Rifondazione, non c’è nessun passo avanti nella liberalizzazione delle ex municipalizzate. Energia, trasporti non sono toccati, non c’è nulla sul pubblico impiego, sui sindacati, sui patronati, sulle cooperative. C’è solo bieca propaganda e favoritismi per le coop rosse».
Niente da salvare?
«Piccole cose certamente. I mutui vanno bene, ma è tutto qui? Sulle banche c’è ben altro da fare. Questa è solo una manovra anticapitalistica e antimercato».
Certo, quando c’eravate voi a Palazzo Chigi, non avevate fatto molto in questi settori. O no?
«È vero, la critica è corretta. Ma proprio io, nel governo Berlusconi, avevo chiesto interventi precisi sui servizi pubblici. La riforma non si è fatta per volere della Lega e dell’Udc, di Bossi e di Buttiglione. Io ero solo, nel 2002 e 2003. E la sinistra non l’ho sentita fare critiche. Mentre oggi Bersani e Lanzillotta non vanno avanti di un solo centimetro».
Ci saranno conseguenze di qualche tipo con l’entrata in vigore di questa legge?
«Certo, perché il segnale della bontà di questo governo in termini di rispetto del mercato è sotto gli occhi di tutti. Qui si è intervenuti per decreto ad annullare contratti privati liberamente sottoscritti e in maniera retroattiva. Questa è una cosa che, insieme con la revisione delle concessioni nel caso Autostrade-Abertis, ha prodotto segnali devastanti sulla fiducia degli investitori del mercato. Che sono al livello crac dell’Efim».