Brunetta: in rete i curriculum di tutti i chirurghi

da Roma

«Mi leggo tutto sullo yogurt, sul succo di frutta o sull’ultimo telefonino ma non so se il chirurgo che mi opera è un macellaio o un genio. Quanti ne ha ammazzati o quanti ne ha salvati». Al ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, non manca il dono della chiarezza. E quando annuncia a Radio radicale che intende rendere pubblici i curriculum e gli score professionali dei chirurghi lo fa in modo ruvidamente esplicito. Tanto da suscitare un po’ di risentimento da parte della categoria. Giusta l’idea di far conoscere ai pazienti la storia professionale del medico che deve curarli, dicono i camici bianchi, che però non digeriscono l’allusione ai «macellai» e si sentono messi sotto accusa.
In realtà poi Brunetta ha spiegato che ha già in mente di estendere la pubblicazione anche ai curriculum di altre categorie professionali, i maestri ad esempio, proprio per portare a termine l’operazione trasparenza iniziata con la pubblicazione on line degli stipendi dei suoi dirigenti.
«Sono d’accordo con Brunetta: il cittadino va informato meglio», osserva il professor Umberto Veronesi, ora senatore del Partito democratico. Per lo scienziato però non è il curriculum a garantire piena informazione sulla reale preparazione di un chirurgo. «Ci sono medici che pubblicano in continuazione ma non sanno tenere un bisturi in mano - osserva Veronesi -. Non conta soltanto il singolo medico ma anche la qualità della struttura in cui lavora».
Il presidente dell’Ordine nazionale dei medici, Amedeo Bianco si definisce «sorpreso e amareggiato» dai toni del ministro «che gettano un’ombra sinistra e indistinta sulla professione». Anche l’Anaao Assomed, il sindacato più rappresentativo dei medici pubblici, prende le distanze. «Se si vuole rendere trasparenti le compentenze professionali vanno resi noti anche l’orario di lavoro e l’effettivo impegno che ogni medico dedica alla professione», dice il segretario nazionale, Carlo Lusenti. Per Massimo Cozza, segretario medici Cgil, i toni inquisitori del ministro «servono soltanto ad alzare polveroni e a gettare allarme e discredito contro medici e chirurghi».
Favorevolissime invece le associazioni di pazienti. Teresa Petrangolini, Cittadinanzattiva, chiede di valutare anche la correttezza e l’umanità del medico nei confronti del paziente.