Brunetta: riforma entro due mesi o do le dimissioni

RomaAltri due mesi per far passare il decreto legislativo con la riforma. E se non diventerà legge a tutti gli effetti «me ne vado». Dimissioni, quindi. Per dare massimo risalto a questo concetto il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta ha scelto la platea del Forum Pa, che si è aperto ieri a Roma. «Mi dimetto - ha spiegato Brunetta - se vi sarà qualche potere forte che mi blocca. Io me ne vado».
Messaggio consegnato sicuramente ai parlamentari anche se la sua riforma gode di un sostegno bipartisan ed è il frutto di un lavoro congiunto con esponenti delle opposizioni come Pietro Ichino. Destinatari dell’ultimatum sembrano quindi i sindacati. Perché se c’è qualcuno che si sta opponendo in modo netto alla legge delega che prevede per gli statali premi legati al merito (lasciando uno su quattro «a bocca asciutta»), rafforza le responsabilità e gli strumenti dei dirigenti oltre a spingere sull’acceleratore della tecnologia applicata all’apparato pubblico, sono proprio le organizzazioni dei lavoratori, di ogni colore e tendenza.
«La Cgil - ha ricordato Brunetta - è fortemente contraria mentre Cisl, Uil e Ugl stanno a guardare: certo fanno altre cose, i contratti, ma il mio rammarico da riformatore è che un bel sindacato dovrebbe dire “realizziamo insieme questo obiettivo”». Con chi lo accusa di voler depotenziare la contrattazione nel pubblico il ministro, di fatto, ammette: il ricorso alla contrattazione «nella pubblica amministrazione ha prodotto solo rendite di posizione». Meglio quindi la legge. Anche perché il problema di fondo resta quello del costo della macchina dello Stato. È «spaventoso»: 300 miliardi l’anno a fronte di servizi giudicati in media non positivi dai cittadini. E l’obiettivo di Brunetta resta ambizioso: «Voglio dare con gli stessi soldi il 50 per cento dei servizi in più alla scuola, alla giustizia, alla sicurezza, alla salute».
Il ministro ha approfittato del forum della pubblica amministrazione per rilanciare la sfida a chi lo ostacola o mette in dubbio le sue riforme. Ieri è stato il turno del fondatore di Repubblica. «Ora invierò il pacchetto con tutti i progetti realizzati a Eugenio Scalfari e lo invito anche a un duello in merito alle sue affermazioni, mi aveva definito il ministro degli annunci». Alcuni risultati già si vedono grazie agli «anticipi» di riforma. Ad esempio sull’assenteismo degli statali, calato in media di più di un terzo. Ora resta la realizzazione di molti progetti, soprattutto nel campo dell’innovazione. In arrivo, ad esempio, «Reti Amiche at the job: desk elettronici posizionati all’interno di quelle aziende private che consentiranno ai loro dipendenti di sbrigare le pratiche direttamente dal luogo di lavoro». Dalla collaborazione con Telecom Italia e il Cnr nascerà il progetto Smart inclusion per permettere ai bambini ricoverati in ospedale di collegarsi e restare in contatto con la scuola.
Dagli annunci alle tirate d’orecchie. Renato Brunetta, girando tra gli stand del Forum ha scherzato con le hostess di quello della presidenza del Consiglio. «C’è «ancora troppa carta» in giro. Segno evidente che la digitalizzazione della pubblica amministrazione non è ancora stata completata. Poi nello stand della Regione Lazio dove ha ricordato ai visitatori di contribuire a migliorare l’efficienza dei servizi pubblici anche attraverso il sistema di gradimento con le «faccette», messo a punto dal ministero: «Mi raccomando gli emoticon».