Brunetta va in tribunale: cartellino per i magistrati

Il ministro: "Tornelli anche in tribunale, l'ho già fatto a Palazzo Chigi". L'Associazione nazionale magistrati: "Magari, così lavoreremmo meno". Ma adesso nessuno verifica

Roma - Renato Brunetta lo dice come se fosse un sogno (quasi) impossibile: «Vorrei mettere i tornelli anche per i magistrati». Controllare le ore di lavoro, le entrate e le uscite delle toghe dagli uffici giudiziari, non è così facile, lui lo sa. Ma al ministro della Pubblica amministrazione piacerebbe che la «nuova stagione» antifannulloni inaugurata a suon di tornelli, riguardasse proprio tutti i dipendenti pubblici, anche i magistrati.

«Molti - dice - lavorano solo 2-3 giorni, 2-3 pomeriggi a settimana e poi stanno a casa». Solo una provocazione, una battuta? «Io l’ho già fatto a Palazzo Chigi e nel mio ministero - insiste Brunetta, riferendosi ai tornelli - e vorrei farlo per tutta la pubblica amministrazione, quindi magistratura compresa. Mi diranno di tutto ma io vado avanti».

Non gliene dice di tutti i colori, ma reagisce subito l’Associazione magistrati. «Invece dei tornelli - replica il presidente dell’Anm, Luca Palamara di Unicost -, servono aule e uffici. Il ministro, evidentemente, non ha cognizione di quella che è la realtà degli uffici giudiziari. Più che pensare ai tornelli sarebbe importante rimediare ai tagli ai fondi per le spese di giustizia e alle riduzioni del personale amministrativo».

Antonangelo Racanelli, membro del Comitato direttivo dell’Anm per Magistratura Indipendente e pm a Roma, prende quella di Brunetta per una battuta e risponde con un’altra: «Se ci mettessero i tornelli e un orario di lavoro ci guadagneremmo: lavoreremmo e produrremmo meno, perché il senso medio di responsabilità dei magistrati li porta a fare in genere molto più di quanto richiesto». Poi aggiunge: «Ci mettano piuttosto in condizioni di lavorare meglio, perché con gli ultimi tagli al personale amministrativo siamo rimasti soli».

Spiega il professor Giuseppe Di Federico, ex membro del Csm: «La legge non consente di mettere tornelli di sorta, perché lo status del magistrato non prevede orario di lavoro. È anche difficile fare controlli di professionalità e dunque produttività, perché non ci si è mai messi d’accordo su standard medi per tutti. L’unico parametro, così, è quello della media dell’ufficio in cui ci si trova. Meno si lavora, più bassa è la media e meno viene richiesto di fare. Infatti, come ho dimostrato dati alla mano nel recente libro che ho curato, “Ordinamento giudiziario”, dopo il ’68 in sostanza la valutazione di professionalità per la carriera è scomparsa e le toghe vengono promosse tutte, salvo pendenze disciplinari».

Eppure, l’articolo 11 della riforma Mastella dell’ordinamento giudiziario dice che quattro sono i parametri per la valutazione di professionalità che ogni quattro anni deve stabilire se un magistrato può progredire in carriera: capacità, laboriosità, impegno e diligenza. Quest’ultima riguarda proprio «l’assiduità e puntualità di presenza in ufficio nelle udienze e nei giorni stabiliti» e anche il rispetto dei termini nella redazione dei provvedimenti e nel deposito delle sentenze. Insomma, non c’è orario di lavoro, ma la puntualità nelle occasioni stabilite è prescritta.

Qualche giorno fa, il Guardasigilli Angelino Alfano ha promesso che per le toghe non saranno messi i tornelli, ma ha aggiunto una critica: «I magistrati portano i fascicoli a casa per studiarli. Non metto in dubbio il fatto che lo facciano davvero, ma mi chiedo perché non li possano studiare in ufficio. Per dare anche l’immagine di un tribunale aperto e che lavora. Bisogna tornare a queste buone pratiche». Cosimo Ferri, togato di Magistratura indipendente al Csm, «con tutto il rispetto» fa osservare che in certi uffici giudiziari spesso i magistrati non hanno neppure una loro stanza. Dove dovrebbero lavorare, allora? Però, assicura che al Csm ci si sta adeguando alla riforma Mastella e per fissare standard medi di produttività un mese fa è stata insediata una Commissione mista Csm-Ministero. «Bisogna tenere conto della funzione e delle dimensioni degli uffici per indicare gli standard. È diverso essere giudice civile o penale o di sorveglianza, pm a Milano o a Gela. Ma già siamo severi, ad esempio, nel controllare quante sentenze vengono fatte e quali sentenze. Ci sono le Commissioni flussi, a livello distrettuale e il Csm supervisiona».