Bruno Pinto, il pittore dell’esistenza

I salotti di Parigi e Londra, frequentati da letterati, filosofi e artisti, segnano i suoi quadri

Luciana Baldrighi

Riscoprire un grande maestro come Bruno Pinto significa ripercorrere le strade alternative che la ricerca in campo artistico ha compiuto giocando tutta la sua profondità su un tema centrale che è stato quello dell’esistenza. Pinto non è stato del tutto solo in questo lungo percorso, ma è stato accompagnato da numerosi intellettuali di grande sensibilità e protagonisti della contemporaneità. Tra questi gli amici intimi Dossetti, Cacciari, Ragghianti, Argan, Ashton, Mazzariol, Zolla e Calabrese. Tutti affascinati dalle sue pitture e sculture, dai suoi libri come dalla sua vita.
Per questa estate (fino al 25 settembre) la Fondazione Antonio Mazzotta di Foro Buonaparte 50 presenta una personale su Bruno Pinto a cura di Pietro Bellasi e Giampiero Giacomini, con testi in catalogo degli stessi curatori e di Remo Bodei, Marco Meneguzzo, Jean Soldini, Dieter Ronte, Bruno Corà e Robert Nobis.
Pinto nasce il 20 agosto del 1935 a Roma. Fin da giovane, si è rivelato insofferente a qualsiasi forma di vita troppo legata a regole istituzionalizzate. Fu proprio per questo motivo che abbandonò presto gli studi regolari per apprendere tecniche pubblicitarie di pittura e incisione dal maestro Francesco Cretara, direttore della Scuola «Rinascita» di Roma, e per frequentare i corsi dell’Accademia di Francia. Tra le tante attività intraprese, Pinto lavora come pubblicitario all’American Advertising Agency per poi seguire gli incoraggiamenti di Renato Guttuso e dedicarsi esclusivamente alla pittura.
È durante i soggiorni a Londra e a Parigi che l’artista frequenta artisti come Gino Severini, Henry Moore, Augustus John insieme all’asceta e filosofo siciliano Lanza del Vasto. Rimane ospite per parecchi mesi di quest’ultimo alla Communité de l’Arche nel sud della Francia. Al suo ritorno in Italia Bruno Pinto sente l’esigenza di liberarsi da ogni forma di psicologismo e, avvertendo una sorta di sofferenza esistenziale, abbandona la città e la pittura per rifugiarsi in una vallata tra i monti di Arezzo. Questa esperienza è narrata dall’autore in un libro singolare e di successo. Nonostante le grandi difficoltà economiche che incontra, il suo spirito è ricco e si dedica alla filosofia e all’antropologia. Da qui l’incontro con don Giuseppe Dossetti che lo invita a trasferirsi nel borgo dell’abbazia di Monteveglio nei pressi di Bologna dove sposa Laura Lanza. La vita torna a scorrere nelle sue vene più forte che mai. Riprende, quindi, a dipingere e organizza molte personali sia nel nostro Paese sia all’estero.
La pittura di Pinto non è un «semplice fatto», ma una condizione esistenziale che lo accompagna tutta la vita in ogni forma di esperienza tant’è che l’artista continua a occuparsi di filosofia, psicanalisi, letteratura, esoterismo ed esperienze mistiche legate alla ricerca artistica e percepite nel suo modo di vivere l’arte e i suoi rapporti con la modernità. I critici contemporanei lo hanno più volte definito un «artista totale». Di Pinto si ricorda la grande mostra alla Galleria dell’arte moderna di Bologna curata da Peter Weiermair nel 2003. Quest’anno ha esposto per la prima volta ad Arte Fiera registrando un enorme successo da parte sia della critica sia del pubblico.
Fino alla fine di settembre, sarà possibile ammirare nelle sale della Fondazione Mazzotta ottanta opere tra dipinti, disegni, incisioni e sculture. Tra questi, sicuramente colpiscono: Sovrapposizioni, Figure appartate, Paesaggio, Controvento e L’energia all’orizzonte. Tutte grandi tele a colori di carattere astratto, ricche di fantasia e passione.