Bruschino? Guarda troppa televisione spazzatura

Lo spettacolo cominciava già nel foyer dell’Auditorium, nel tratto che menava alla Sala Petrassi, dove l’accademia ceciliana e di Musica per Roma proponevano fino a ieri la farsa giocosa «Il signor Bruschino», del ventenne Gioachino Rossini. Una pedana, musica a palla e quattro cubiste che si dimenavano. Dopo la prima rampa di scale, altre ragazze consegnavano un questionario da parte di Bruschino, il quale gradiva conoscere l’opinione degli spettatori sui seguenti argomenti: qual è la dote più importante che deve avere un figlio o anche come dovrebbe essere la di lui sposa perfetta oppure se poteva creare problemi qualora avesse una qualche relazione con una prostituta. Ma le trovate del regista Daniele Abbado, figlio di Claudio, continuavano anche in sala. Sul palcoscenico letti su letti; alcuni mobili, altri fissi, bassi o alti, alcove o gabbie. Insomma nello spettacolo pensato dal regista c’era molta brutta televisione. Prima che l’ouverture cominciasse - quella che seminò il panico fra i primi spettatori veneziani, perché Rossini prescriveva ai violini secondi di battere con l’archetto il leggìo - le ragazze del foyer, ancor più discinte, invadevano i letti, agitandosi sotto le lenzuola e poi circolavano per il palcoscenico per ingraziarsi l’uno o l’altro dei protagonisti, con i metodi inequivocabili. Ma cosa c’entra tutto ciò con l’esilarante farsa rossiniana che parla di due signori, Bruschino padre e Gaudenzio, i quali si accordano perché il figlio dell’uno (Bruschino figlio) sposi la pupilla dell’altro (Sofia, un’algida Jessica Pratt), la qual cosa non avviene solo perché il cuore della ragazza batte per un altro, il giovane Florville (David Sotgiu, tenore); e il cui lieto fine è comunque assicurato?
Per fortuna la musica era davvero straordinaria, anche nei suoi risvolti patetici; il direttore Rizzari, al debutto nell’opera, s’è fatto apprezzare per autorevolezza e stile; e soprattutto i tre protagonisti, cantanti e attori di primordine: Bruno De Simone (Bruschino padre), Giovanna Donadini (Marianna, cameriera) e Lorenzo Regazzo (Gaudenzio) da soli valevano la serata. Ottime le prime parti dell’orchestra, clarinetto e flauto più di tutti; applausi a scena aperta alla giovane Maria Irsara (corno inglese).