Bruson, trionfo con bis all’Opera di Roma

da Roma

Ciò che è accaduto all’Opera di Roma, alla prima della Traviata, diretta da Gianluigi Gelmetti con la regia di Franco Zeffirelli, è da annali del melodramma: per la prima volta, Renato Bruson, cinquant'anni in scena con immutata classe e padronanza stilistica, applaudito lungamente e come non s'era mai sentito nel ruolo di Giorgio Germont, ha dovuto bissare Di Provenza il mare, il suol, quell'aria suadente, a detta dello stesso Verdi «il più bel cantabile per baritono che abbia mai scritto». Finora, s'era fatta qualche eccezione solo per il Va pensiero dal Nabucco, infinite volte bissato e - si dice - anche alla prima assoluta scaligera; una seconda eccezione, recente, nonostante che qualcuno abbia storto il naso e qualcun altro gridato alla scandalo e al sacrilegio: Juan Diego Florez, alla Scala, ha bissato la sua impervia cabaletta Pour mon ame dalla Fille du régiment di Donizetti; stessa felicissima sorte ora è toccata alla Traviata, la prima volta nella storia del melodramma verdiano.
Perché meravigliarsi? La richiesta di un bis a squarciagola è segno tangibile della attualità del melodramma e della sua grandezza ma anche pratica dimostrazione che il melodramma sopravvive solo con grandi interpreti. E gli onori tributati a Bruson, meritatissimi, senza nulla togliere agli altri ottimi protagonisti della serata, erano l'omaggio spontaneo a un autentico monumento del melodramma.
Nulla da eccepire sulla protagonista Angela Gheorghiu, interprete credibile, piena di temperamento e di gran fascino vocale nelle vesti dell'eroina verdiana, alla quale forse il successo personale grandissimo di Bruson non è andato giù. Dopo un avvio un po' scialbo man mano che l'opera procedeva - esemplari il second'atto e il terzo - anche lei ha dimostrato di meritarsi pienamente la stima di cui gode nel mondo.
E bene va detto anche di Vittorio Grigolo, nel ruolo del giovane focoso Alfredo. All'Opera di Roma è approdato per vie tortuose. Per le prime due recite era scritturato Roberto Alagna, marito della Gheorghiu, il quale, dopo il fattaccio della Scala, e forse in ragione di quello, si è defilato; al suo posto è stato chiamato il giovane Giuseppe Filianoti, il quale, avendo accusato un malore, si è defilato pure lui, lasciando il posto a Grigolo, giovane tenore romano, in possesso di mezzi vocali di bello squillo, prestante, amante focoso e appassionato.
Insomma sotto il profilo vocale una di quelle serate che ti convincono, nonostante i problemi del settore, della vitalità del melodramma. Gianluigi Gelmetti questa volta ha fatto centro, disegnando un «preludio» trasparente ma già carico di tragedia e tinte vivaci per i rari momenti di gioia e di festa, scolpendo, infine, quella straordinaria «marcia funebre» verdiana che accompagna gli ultimi momenti, tragicamente felici dei due amanti. E poi Franco Zeffirelli, regista e scenografo, con la sua ottava Traviata, figlia di quella di Busseto, esemplare, anzi miracolosa sotto ogni profilo. Nel viaggio da Busseto a Roma, qualche cambiamento l'ha subita, ma la regia romana era già tutta lì. Zeffirelli ottiene dai cantanti intensità, partecipazione, naturalezza come nessun altro oggi.
Belli i costumi di Raimonda Gaetani, danze travolgenti di El Camborio; applausi a scena aperta per la festa mascherata in casa di Flora, ben interpretata da Katarina Nicolic. Si replica fino al 3 maggio.