Brutte, sporche e cattive

Aloisa era piccoletta, grassoccia, dall’aria costantemente truce e con le braccia sempre conserte. Ancora oggi, ogni notte, nel castello di Grazzano Visconti, il suo fantasma schiaffeggerebbe e tirerebbe i piedi ai visitatori della rocca piacentina. Per placarlo, basterebbe poco: donare un monile alla statua che la raffigura, forse a compensazione della sua scoraggiante avvenenza. Questa è solo una delle Storie, misteri e leggende lungo la via Francigena (Le Lettere, pagg. 183, euro 14,50) che Francesca Allegri racconta lungo il percorso del pellegrinaggio che da Canterbury porta a Roma.
Ma di streghe e satanassi si occupa più analiticamente anche lo storico Brian P. Levack (La caccia alle streghe in Europa, Laterza, pagg. 402, euro 20, trad. Alberto Rossatti e Sandro Liberatore), raccontando a esempio della confessione rilasciata sotto tortura da una vedova condannata a morte per stregoneria e satanismo nel 1617: «Il Diavolo, essendo venuto a prenderla per condurla al sabba, le dette un unguento nerastro col quale si strofinò la schiena, il ventre e lo stomaco. Poi, rivestitasi, uscì dalla porta e fu immediatamente sollevata in aria a grande velocità».
Resta da capire perché, a distanza di secoli e di un migliaio di autodafé, si creda a tutt’oggi alla stregoneria. Lo spiega Wolfgang Behringer nel saggetto Le streghe pubblicato da Il Mulino (pagg. 132, euro 11, trad. Alessandro Baldacci), che è tra l’altro anche una concisa storia di cinismo, malintesi, facilonerie e aberranti «ragion di Stato». Dalla povera vedova si arriva così fino ai giorni nostri. Scoprendo che a volte mito e pregiudizio sono dietro l’angolo.