Brutti, sporchi e cattivi dal 600 ai Gufi

Fra le reminiscenze liceali di molti, Rosamunda costretta a bere nel cranio del padre Cunimondo, re dei Gepidi, non conosce avversari. Il re longobardo Alboino trovata migliore non avrebbe potuto inventarsi, per contribuire a diffondere la «leggenda nera» del suo popolo lungo tutto il Medioevo e oltre. Ma quei barbari di origine non celtica, bensì scandinava, «progenitori» (ma molto alla lontana...) dei leghisti di Umberto Bossi, furono davvero un flagello che si abbattè sui popoli italici? Secondo un potenziale lumbard ottocentesco di gran fama, Alessandro Manzoni, la risposta è «sì», senza esitazioni. Anche se probabilmente il vecchio don Lisander calcò la mano, parlando di loro, per accostarli agli austriaci, oppressori dei sudditi italiani tredici secoli dopo. Politicamente corretto, dunque, fu l’autore dei Promessi sposi. Scorrettissimi, invece, e comicamente macabri, i Gufi, cabarettisti dei nostri anni Sessanta, che sbertucciarono la povera Rosamunda.