Bruxelles, al bando la Nutella: è pericolosa come il tabacco

L’Europarlamento si divide sulle nuove avvertenze nell’etichetta
Ferrero: &quot;Ci faranno scrivere 'pericoloso' come sul tabacco&quot;. Così, grazie ai &quot;salutisti&quot; della Ue, rischia di finire la crema di cioccolato famosa in tutto il mondo. <a href="/interni/la_storia_quella_ricetta_inimitabile_nata_46_anni_fa/17-06-2010/articolo-id=453696-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Quella dolce ricetta inimitabile nata sessant'anni fa
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La Ue in tavola? Un disastro dopo l’altro. Vuol mettere in commercio bibite di fantasia al gusto e con il colore dall’arancia, senza però contenerne neanche una minima percentuale, ma impedisce il consumo di telline, cannolicchi e altri pesci della nostra tradizione mediterranea. Autorizza la produzione di vino senza uva (con ribes o lampone) e del formaggio senza latte (ma con la polvere di caseina) ma vuole mettere il bollino rosso per «scomunicare» i prodotti dolciari. E per la madre di tutti i dolci, la Nutella, questo sarebbe un danno irreparabile.

L’allarme di questo ennesimo tiro mancino a sfavore di prodotti del made in Italy è stato lanciato proprio dal vicepresidente del Gruppo Ferrero, Francesco Paolo Fulci, dopo il primo «sì» del Parlamento Ue all’introduzione, per ogni alimento, del miglior profilo nutrizionale: «Questo voto, se confermato, potrebbe mettere fuori legge la Nutella e la stragrande maggioranza dei prodotti dolciari».

Il pericolo è tutt’altro che remoto. Ieri, l’Assemblea del parlamento di Strasburgo, con 309 voti a favore e 309 contrari, si è spaccata esattamente in due e ha respinto l’emendamento dell’eurodeputata tedesca Renate Sommer (Ppe) che chiedeva l’eliminazione dei profili nutrizionali dalla normativa con cui l’Europa punta a regolamentare l’informazione sulle etichette alimentari al consumatore.

L’emendamento dunque, è decaduto, e ora ci si attende che il commissario europeo alla sanità John Dalli presenti la proposta sui profili nutrizionali allo specifico Comitato europeo. Inutile dire che una parte dell’industria agroalimentare dell’Ue aveva fortemente criticato l’idea di Bruxelles di definire il miglior profilo nutrizionale di ogni prodotto, sulla base della sola presenza di grassi saturi, zuccheri e sale. C’è il rischio, sostenevano, di indurre il consumatore in errore, convincendolo che ci sono cibi buoni e cibi cattivi, e creando quindi disparità di trattamento tra i più importanti settori dell’industria alimentare europea.

«La nostra grande preoccupazione per la Nutella, come per la stragrande maggioranza dei prodotti dolciari - ha aggiunto Fulci - è che oggi ci dicono di non fare messaggi promozionali, ma domani - e ci sono già alcune organizzazione di consumatori che spingono in questo senso - ci faranno scrivere come sulle sigarette: “Attenti è pericolosa, favorisce l’obesità”, o magari ci metteranno delle tasse fortissime come hanno previsto di fare in Romania».
E mentre i produttori manifestano la propria indignazione, i nutrizionisti fanno distinguo necessari tra ciò che è cibo e ciò che è nutrimento. «Le tabelle nutrizionali servono e vanno fatte - spiega il l’esperto per eccellenza, Giorgio Calabrese – ma servono solo per carne, pesce, paste, insomma tutto quello che viene utilizzato costantemente per nutrirsi. E per questi prodotti serve sapere quante proteine apporta, quanti e quali grassi contiene». E la Nutella, come si può definire? «Quello è cibo, appartiene a un momento di evasione, è un appagamento. Si potrebbe scrivere che non è un alimento ma non che fa male alla salute!».

Anche per la collega Margherita Caroli «il profilo nutrizionale potrebbe aiutare ma solo se fatto bene». Il pardosso a cui si potrebbe arrivare? «Si darebbe il bollino rosso anche al Parmigiano perché è ricco di grassi mentre si darebbe il bollino verde alle bibite light. Dimenticando che il Parmigiano contiene anche un apporto di calcio importantissimo per la nostra alimentazione mentre delle bibite se ne può fare anche a meno».

E non sarebbe a rischio solo la Nutella o il Parmigiano. Anche molti prodotti dop. «Il prosciutto crudo perché troppo salato - continua Caroli - oppure l’olio d’oliva perché è troppo grasso». Insomma, anche secondo Caroli «è difficile definire buono o cattivo un prodotto perché è la mescolanza degli alimenti che rende una dieta sana o non sana». Qualcuno lo spieghi all’Europarlamento.