Bruxelles, botte contro la protesta anti-islam

Tra i 154 fermati vari parlamentari, anche italiani

da Roma

Calci, pugni, arresti (anche se le autorità hanno tenuto a precisare trattarsi di «fermi»): nella capitale d’Europa un centinaio di poliziotti si sono scatenati ieri contro duecento manifestanti anti-islamici, tra cui alcuni europarlamentari come il leghista Borghezio, finito in guardina qualche ora e rilasciato dopo perquisizioni e verbali nonostante avesse notificato il suo «status» di deputato.
«Manifestazione vietata, e dunque bisognava cominciare ad arrestare», ha spiegato secco il capo della polizia Roland Van Reusel. Freddy Thielemans, sindaco socialista della capitale belga, già da giorni aveva fatto sapere che minicorteo e manifestazione del Sioe (Stop Islamisation of Europe: basta all’islamizzazione dell’Europa) non si sarebbero dovuti tenere. Scusa ufficiale: la presenza di parecchi musulmani in città che avrebbero potuto sentirsi offesi dalla protesta con la consegna di una petizione con 10mila firme che chiede alla Ue di bloccare la contaminazione e soprattutto di vietare in qualsiasi modo l’introduzione della sharia nel Vecchio continente. Ma tra la decina di sigle che avevano organizzato l’appuntamento, non a caso nel sesto anniversario dell’attentato alle torri gemelle di New York, non poche hanno deciso che si sarebbe proceduto lo stesso. Nonostante il divieto.
Così ieri mattina, a place Schumann, davanti alla sede del Consiglio e a due passi dalla commissione, si sono pian piano riuniti i danesi dei Siad, gli olandesi del No sharia here, francesi, il leghista Borghezio - armato di volantini su cui era scritto «No Eurabia» - ma anche, più numerosi, militanti del Vlaams Belang (Interesse fiammingo), guidati dai loro leader: il presidente Frank Vanhecke e il capogruppo nel parlamento belga, Filip Dewinter.
Con tutta probabilità, più che il timore di recare offesa alla comunità islamica («ma noi non ce l’abbiamo con i musulmani, quanto con l’integralismo islamico», ha protestato il danese Andres Gravers, fondatore del Sioe), a far decidere il divieto al sindaco di Bruxelles e a far muovere con molta decisione la polizia è stata proprio la presenza dei separatisti fiamminghi. Il Belgio, a tre mesi dalle elezioni - vinte dai cristiano-democratici che hanno scalzato una coalizione di sinistra - è senza governo per i dissidi esplosi tra fiamminghi e valloni del partito vincitore. E nelle Fiandre monta l’ondata separatista (il 46% degli abitanti delle Fiandre è per la secessione).
Così si è usato il pugno duro. Contro i parlamentari, coi due del Vlaams Belang finiti in manette e deferiti all’autorità giudiziaria perchè, a detta dei poliziotti, avrebbero messo le mani addosso all’autista del furgone su cui erano stati caricati. Ma anche e soprattutto contro la libertà d’espressione. «Le leggi della Ue - ha protestato l’inglese Stephen Gash, fondatore del Sioe britannico - prevedono libertà di parola e noi volevamo solo manifestare pacificamente il nostro pensiero, consegnando la petizione all’Europarlamento».
Le firme raccolte, in aula ci arriveranno: ci ha pensato il capo degli anti Ue britannici (Ukip) all’europarlamento, Batten a farsele consegnare. Niente minicorteo, invece e niente manifestazione: 154 i partecipanti fatti salire sui furgoni della polizia, identificati e trattenuti per 4-5 ore in guardina. «Non hanno ottemperato alle leggi», ha spiegato laconico il sindaco Thielemans. Che su Borghezio ha aggiunto: «La legge è la legge. Non ci sono differenze tra parlamentari belgi o italiani». Diverso il giudizio di Frattini: «Tutte le manifestazioni non violente dovrebbero essere autorizzate, tranne quelle che sostengono il nazismo». Dall’Italia, nonostante il fermo di un nostro europarlamentare, silenzio di tomba per lunghe ore. Fino a che, in serata, la Farnesina ha provveduto a diramare una nota di protesta indirizzata al governo belga.