«Bruxelles faccia chiarezza sugli incarichi Ue a Nomisma»

L’europarlamentare Zappalà: «Prodi aveva ancora un ruolo nella società?»

Anna Maria Greco

da Roma

C’è un conflitto d’interessi a livello europeo che riguarda Romano Prodi e Nomisma, l’istituto da lui fondato a Bologna nel 1981? La domanda la pone Stefano Zappalà, europarlamentare di Forza Italia, in un’interrogazione urgente che ha presentato a Bruxelles il 22 febbraio. Riguarda gli incarichi che la Commissione europea, di cui Prodi è stato presidente dal 1999 al 2004, ha assegnato a Nomisma. Contratti, sottolinea, attribuiti alla società «anche nel 2000 e valevoli fino al 2005». Il vicepresidente azzurro della Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni dell’europarlamento chiede quanti sono e per quali importi. E, soprattutto, se Prodi nello stesso periodo aveva ancora un ruolo in Nomisma.
Onorevole Zappalà, come è nata questa interrogazione parlamentare?
«Di Nomisma si è molto parlato in chiave italiana e qualche tempo fa ho scoperto che la società per azioni creata da un gruppo di economisti tra cui Prodi, da molti anni fa studi e ricerche per conto della Commissione europea, di cui è dunque una delle più importanti consulenti. Non se ne fa mistero, visto che sul suo sito internet si citano molti progetti finanziati dal governo europeo. Ma a questo punto mi sorge la domanda: Prodi fa sempre parte di Nomisma? O, almeno, ne faceva parte quando era al vertice della Commissione? Se no, nulla di strano. Ma se così non fosse, ci sarebbe molto di strano».
E cioè?
«Ci sarebbe un chiaro conflitto d’interessi se il capo del governo europeo avesse un ruolo in una società che ha avuto incarichi dalla stessa Commissione. Per di più, Prodi è subentrato con 6 mesi d’anticipo a Jacques Santer, dimessosi proprio per problemi analoghi di conflitto d’interessi: era presidente della Commissione tra il ’94 e il ’98, quando furono finanziate attività a lui collegate».
Perché lei sospetta che Prodi abbia mantenuto un ruolo in Nomisma mentre presiedeva il governo Ue?
«Non do nulla per scontato, ma c’è da considerare che il professor Paolo De Castro, già ministro per l’Agricoltura del governo Prodi, è stato consigliere economico dell’attuale leader dell’Unione sia in Italia che a Bruxelles fino al 31 dicembre 2000 e dal giorno dopo è diventato presidente dell’Istituto di studi e ricerche economiche Nomisma. Ora, mi chiedo, normalmente la Commissione attribuisce incarichi a società che hanno rapporti con i suoi membri, anche autorevoli?».
Lei sa quanto sono cospicui questi finanziamenti?
«No, aspetto per questo la risposta dell’Europarlamento che deve arrivare entro 60 giorni dall’interrogazione. In Europa vige la trasparenza e il tutto si chiarirà velocemente».