Bruxelles indaga Roma sugli sconti fiscali garantiti alla Chiesa

La Ue chiede chiarimenti al governo L’accusa: l’esenzione dall’Ici è concorrenza sleale e aiuto di Stato Segnalazione partita dall’Italia

Roma - Gli sconti fiscali garantiti dal governo italiano alla Chiesa cattolica non piacciono a Bruxelles. Dove ieri è stato confermato che è in partenza una richiesta di «ulteriori chiarimenti» sulle concessioni che permettono non solo l’esenzione dall’Ici per le proprietà immobiliari ecclesiastiche, ma anche robusti tagli ad altre imposte - per gli esercizi commerciali legati alla Chiesa - con un mancato introito annuale, per il fisco, di quasi 400 milioni di euro.

La notizia, fatta trapelare dal quotidiano britannico Guardian, ha trovato ammissione ufficiale nelle parole del portavoce della commissaria alla Concorrenza Neelie Kroes, Jonathan Todd. Che ha rivelato ieri come una lettera formale era stata inviata a Roma nel mese di giugno; una risposta del governo Prodi è arrivata, ma la si ritiene «insufficiente nei chiarimenti» precedentemente reclamati. Così da spingere la Commissione a reclamare «un surplus di informazioni». Sempre che poi non debba partire una vera e propria inchiesta «per aiuti illegali di Stato».

Su quest’ultimo punto c’è ancora nebbia fitta: «Non abbiamo ancora preso la decisione se aprire o no una inchiesta» ha fatto sapere Todd. Per il quale, comunque, è più che naturale il passo compiuto in direzione dell’Italia «dato che in ogni settore dove ci sono attività economiche esiste il rischio di distorsioni del mercato». Il portavoce della Kroes ha poi ammesso che la richiesta di chiarimenti spedita a Roma ha preso il via a causa di segnalazioni giunte proprio dall’Italia sui tavoli della commissaria alla Concorrenza. Nomi? Non ne ha fatti: «È la regola per proteggere chi presenta denunce, per evitare eventuali rappresaglie da parte di competitori, anche se dubito che la Chiesa cattolica faccia rappresaglie», s’è limitato a osservare Todd. Ma nei palazzi di Bruxelles si parla di almeno una decina di segnalazioni in partenza dall’Italia, tra le quali si dà per certa quella di Maurizio Turco, già eurodeputato della lista Bonino e attualmente vicepresidente vicario a palazzo Madama, eletto nella Rosa nel pugno.

Il caso sollevato dal parlamentare radicale riguarda il decreto legislativo 504 del 1992: il governo Amato introduceva l’Ici, ma ne esentava dal pagamento gli immobili della Chiesa. Una successiva sentenza della Consulta bocciò quel paragafo della legge, ma nel 2004 la Finanziaria del governo Berlusconi decise di reintrodurre lo sgravio (valido per tutte le religioni che hanno un accordo con lo Stato italiano e per attività non profit), che i decreti Bersani avrebbero dovuto abolire, salvo poi risultare inefficaci davanti ad alcuni cavilli legali in cui si precisa che le esenzioni si applicano a tutte le attività «non esclusivamente commerciali».

Di qui i ricorsi a Bruxelles e la decisione degli uffici della commissaria alla Concorrenza di vederci chiaro. Non è la prima volta che la Ue si occupa dei rapporti Stati-chiese. Proprio in Belgio c’è stato un lungo contenzioso per una questione riguardante l’Iva e in Spagna è in corso un’analoga diatriba su facilitazioni fiscali concesse alla Chiesa. Ma sarebbe invece la prima volta - se le risposte richieste al governo di Roma risultassero nuovamente insufficienti - che l’antitrust della Ue potrebbe aprire formalmente un’inchiesta mettendo nel suo mirino la Chiesa cattolica. «Non abbiamo ancora preso una decisione» è tornato a ripetere Todd. Ma non sono pochi a ritenere che l’apertura di un’inchiesta sia inevitabile. Anche perché ancora il Guardian riferiva ieri nella sua corrispondenza dalla capitale comunitaria come monsignor Karel Kasteel, segretario del pontificio collegio “Cor Unum” (in pratica il ministro della Solidarietà di Benedetto XVI), in una intervista alla Stampa di pochi giorni or sono facesse sapere come la Santa Sede pensi a «possibili ritocchi» al testo del concordato dell’84, soprattutto «sulle questioni del fisco, dell’educazione cattolica e dello status giuridico delle istituzioni ecclesiali».

Ipotesi queste che comunque, dopo l’esplodere del caso, dietro i portali di bronzo hanno smentito abbastanza seccamente. «Posizioni personali» ha tenuto a precisare ieri padre Ciro Benedettini, vicedirettore della sala stampa vaticana. «Mai affrontata la questione fiscale nell’intervista» ha poi voluto far sapere lo stesso monsignor Kasteel.