Bruxelles isola Lukashenko: ingresso vietato in Europa

La decisione, che riguarda anche altri esponenti della nomenklatura, imposta «per la violazioni delle norme elettorali e dei diritti umani»

Fausto Biloslavo

Niente visto al presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, per entrare nei Paesi dell’Unione Europea. La Ue ha deciso di sanzionare Minsk vietando l’ingresso non solo al capo dello Stato con tendenze autoritarie, ma ad altri 30 membri di spicco del regime. Misure simili sono in vigore solo contro l’eterno presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, e il capo della giunta militare golpista al potere nel Myanmar (ex Birmania), Than Shwe.
L’incontro di ieri dei ministri degli Esteri europei a Lussemburgo ha ratificato una decisone già accolta in marzo, dopo le discusse elezioni che hanno confermato Lukashenko presidente per la terza volta. L’isolamento del regime, attraverso il divieto di concedere visti agli esponenti più in vista, è stato motivato per la loro responsabilità «nelle violazioni delle norme elettorali internazionali e dei diritti umani, oltre che per la repressione nei confronti della società civile e dell’opposizione democratica».
Lukashenko aveva vinto nel voto del 23 marzo con l’83% dei voti, ma da più parti sono giunte accuse di minacce e brogli. Alexander Milinkevich, il principale leader dell’opposizione, ha ottenuto solo il 6,1% dei voti, ma dopo giorni di pacifica protesta centinaia di manifestanti sono stati arrestati e sbrigativamente condannati.
Oltre al presidente sono finiti nel mirino della Ue il capo dell’amministrazione presidenziale, Hienadz Nievyhlas, e il responsabile «media e ideologia» dello staff, Anatoly Rubinov. Senza visto anche il ministro della Giustizia, Viktor Halavanu, quello dell'Istruzione, Aleksandr Radkov e dell'Informazione, Vladimir Vasilevich. Nei Paesi della Ue non entreranno il capo del servizio segreto bielorusso, Stepan Nikolevich, il procuratore generale, Pyotr Petrovich, il direttore della radio-tv di Stato, Alexander Zimovsky, e il presidente della Federazione dei sindacati, Leonid Kozik. Sotto embargo anche altri giudici ed una serie di funzionari della Commissione elettorale.
L’Ue potrà in qualsiasi momento decidere di allargare la lista degli esponenti di regime, anche se non è stata accolta la mozione del Parlamento europeo di non riconoscere l’investitura a presidente di Lukashenko. Da Misnk sono arrivati solo scarni comunicati, ma sembra che le autorità bielorusse siano decise a rispondere «con misure simili» alla restrizione adottata dalla Ue. Andrei Popov, portavoce del ministero degli Esteri, ha parlato di «azioni dalla vista corta e chiaramente inefficaci, che serviranno solo a complicare le nostre relazioni (con la Ue nda)».
Per la Russia, grande protettrice di Lukashenko, il divieto dei visti è una «mossa controproducente».