A Bruxelles l’Italia vince la guerra del cioccolato

Bocciata la possibilità di definire «puro» quello prodotto senza burro di cacao

da Bruxelles

È un'Italia trasversale quella che alla Camera ha opposto un «no» deciso a Bruxelles che chiedeva di cancellare la possibilità di denominare «cioccolato puro» solo quello prodotto con burro di cacao. Del resto, in nome del «cibo degli dei» sembra essersi materializzata di nuovo, come in altre poche occasioni precedenti, una parte silenziosa ma attiva dei cittadini dello Stivale che non intende rinunciare alla qualità e alla tradizione. E in loro rappresentanza, come si diceva, è accorso nelle aule del Parlamento uno schieramento decisamente bipartisan.
Tra i più soddisfatti naturalmente gli ambientalisti e i cioccolatieri artigiani, attenti da sempre al rispetto della ricetta del cioccolato doc e a salvare da possibili «inquinamenti» un prodotto divenuto nel corso degli ultimi decenni una vera e propria griffe del made in Italy. «Cancellare il cioccolato puro - ha spiegato soddisfatto Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente ed esponente della Margherita, firmatario tra l'altro di un emendamento che cancella l'articolo della legge comunitaria che non avrebbe consentito la dizione cioccolato puro - sarebbe stato un grave errore: a danno dei consumatori, che non avrebbero avuto gli strumenti per distinguere i prodotti di qualità, e degli artigiani. Non dimentichiamo infatti - ha ribadito - che l'Italia vanta cioccolatieri d'eccellenza».
Secondo l'esponente di An Antonio Mazzocchi «non ha vinto né la destra, né la sinistra: ha vinto la qualità dei prodotti italiani, il buonsenso e quell'interesse nazionale che deve essere al centro dell'Europa delle diversità. Se in quest'Europa - ha avvertito - qualcuno vuole danneggiare la qualità dei prodotti artigianali dell'industria dolciaria italiana, noi dobbiamo far sentire la nostra voce con fermezza. Sulla stessa linea la Lega Nord. «Finalmente - ha affermato Giacomo Stucchi, presidente della Commissione per le Politiche comunitarie di Montecitorio - un atto di coraggio del Parlamento italiano che ha costretto il governo a continuare la battaglia in sede europea per la difesa delle produzioni tipiche legate al cacao del nostro Paese». Da parte sua il mondo dell'artigianato ha inteso subito incassare il merito storico sulla diatriba. «Il Parlamento - ha detto il presidente della Confartigianato Giorgio Guerrini - ha recepito le nostre sollecitazioni e ha dato dimostrazione di compattezza e di sensibilità verso la tutela del made in Italy«. A questo punto, chiede, «il ministro delle Politiche comunitarie La Malfa segua l'esempio dei nostri deputati e si impregni presso la Commissione Ue per sostenere le misure a difesa delle produzioni europee di qualità e a tutela dei consumatori».
Sulla stessa linea anche il segretario generale della Cna Gian Carlo Sangalli. La decisione del Parlamento «mira a salvaguardare la qualità del cioccolato italiano, preservandone le peculiarità e le caratteristiche ancorate ad antiche tradizioni di produzione di qualità di miglia di piccole imprese artigiane della pasticceria e cioccolateria italiana». Soddisfatta anche l'Aidi, l'Associazione delle industrie dolciarie italiane: «Le nostre aziende associate - ha spiegato l'organizzazione - hanno continuato, anche dopo il recepimento del provvedimento comunitario, a produrre cioccolato esclusivamente con burro di cacao e rappresentano oltre il 90% del mercato nazionale, con una produzione nel 2004 di 338mila tonnellate, di cui circa un quarto è costituito da prodotti semilavorati destinati agli utilizzatori industriali e artigiani». Quella del cioccolato, ha ricordato infine la Coldiretti, non è la sola guerra che vede impegnato il nostro Paese sul fronte alimentare. «La contrarietà dell'Ue all'etichettatura di origine obbligatoria si estende anche ad altri alimenti, come la carne di maiale, quella di coniglio e ovicaprina, ma anche per le conserve vegetali e i succhi di frutta».