"Bruxelles non mi intimidisce: cambi il piano clima"

Secondo Barroso l’agenda europea sul cambiamento
climatico e l’energia è "parte della soluzione" per
fronteggiare la crisi economica mondiale. Ma il Cavaliere non ci sta. Prestigiacomo: "La crisi non è una scusa"

Roma - L’agenda europea sul cambiamento climatico e l’energia è "parte della soluzione" per fronteggiare la crisi economica mondiale. Il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Durao Barroso, ha presentato le linee guida sulla crisi finanziaria: "Non dobbiamo rispondere alla crisi rallentando la nostra agenda sul clima". Immediata la replica del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che invita Bruxelles a cambiare il piano: "Non mi faccio intimidire".

Il monito di Berlusconi "Io non mi faccio intimorire da nessuno". Così il premier Silvio Berlusconi, in un incontro alla Confcommercio, ha confermato il suo no all’attuale piano europeo sul clima, spiegando che l’Italia "vuole pagare come tutti gli altri". "Io ho sempre ammirato Don Chisciotte - ha detto Berlusconi - ma non possiamo noi, Paese manifatturiero, pagare più del 20% dei costi che si avrebbero se entrasse subito in vigore" il piano Ue. "Siamo solo noi europei a caricarci di questo, va bene dare l’esempio perchè noi siamo l’Occidente, ma in un momento di crisi forse è meglio rinviare un po'" l’attuazione del piano. Se invece, ha aggiunto, "si vuole farlo, almeno che si paghi tutti allo stesso modo. Io da questa posizione non mi muovo, perchè noi non vogliamo pagare più degli altri".

Prestigiacomo: "La crisi non è una scusa" La crisi finanziaria "non è una scusa" per rinviare il pacchetto europeo sul clima , ma certamente "è molto difficile non tenere conto dei suoi effetti" in funzione della realizzazione di "misure così ambiziose e di forte impatto economico". A dirlo è il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in replica a quanto affermato dal presidente della Commissione Europea Barroso. Prestigiacomo, poi, ha sottolineato il legame tra le politiche ambientali e quelle economiche e che "non si può prescindere dal contesto. Io non capisco come si fa a immaginare di portare avanti obiettivi slegati dal contesto, e come me sono in tanti. So che c’è un’agitazione a livello europeo, un fermento. Da una parte c’è il pressing per chiudere il pacchetto ma dall’altra c’è anche il pressing dei paesi che hanno preso atto che il pacchetto ha dei costi". Spiegando poi la posizione dell’Italia, il ministro ha aggiunto che "noi facciamo richiesta per la correzione del testo. Questo pacchetto - ha concluso - così com’è per noi è insoddisfacente. Vanno apportate modifiche per ragioni di equità e sostenibilità. Il costo medio per l’Italia è del 40% in più a fronte di emissioni più basse".