Bruxelles: sì ai bonus, no al protezionismo

Sì agli incentivi statali per la rottamazione, per aiutare l’industria automobilistica europea a uscire dalla crisi, purché i piani nazionali non favoriscano le industrie di casa propria: è quanto chiede la Commissione Ue in un documento che ha presentato agli esperti del settore degli Stati membri per ottenerne l’approvazione. I rappresentanti dei 27 Paesi Ue, convocati a Bruxelles per discutere i principi guida comuni per gli aiuti al settore automobilistico, «hanno accolto con favore le proposte dell’esecutivo», si legge in una nota. La Commissione, che «si impegna a sostenere gli schemi di incentivi per gli Stati membri che ne decidono l’adozione», chiede loro di «notificare sempre il nuovo piano per evitare problemi dopo la sua introduzione e nell’interesse della trasparenza». Per Bruxelles, in pratica, occorre vigilare affinché «gli incentivi statali non siano discriminatori verso i prodotti di altri Paesi membri, favorendo la vendita delle auto di industrie nazionali». Soddisfatte Francia e Germania, i cui rappresentanti hanno parlato di «successo sopra le aspettative» in relazione agli incentivi già entrati in vigore.
Proprio in Germania, intanto, potrebbe passare attraverso un intervento di alcuni Land, il salvataggio della Opel, che prima, tuttavia, dovrebbe separarsi dalla casa madre Gm. È questa, secondo il quotidiano Westdeutsche Allgemeine Zeitung, una delle ipotesi al vaglio del governo, non condivisa però da tutti i partiti.
Oggi, infine, il governo Usa riceverà da Gm e Chrysler i rispettivi progetti di riorganizzazione, da cui dipenderà l’erogazione di un’ulteriore tranche di finanziamento ai due gruppi. E mentre la supervisione della ristrutturazione delle due case è stata affidata a una task force, guidata dal segretario al Tesoro, Timothy Geithner, e al presidente del Consiglio economico nazionale Lawrence Summers, la portavoce della Camera, Nancy Pelosi, a proposito delle nozze Fiat-Chrysler, ha detto che «non c’è alcuna preclusione su Fiat perché non è americana». Oggi Chrysler dovrebbe presentare due piani, uno dei quali includerebbe Fiat e un netto ridimensionamento delle partecipazioni di Cerberus e Daimler al 10% complessivo, con le quote restanti da dividere tra Washington, i sindacati, le banche e il Lingotto stesso. Anche Gm avrebbe due piani nel cassetto: uno prevederebbe la bancarotta, l’altro la richiesta di ulteriori fondi. Denominatore comune di entrambi i gruppi saranno, comunque, nuovi pesanti tagli.