Bruxelles vuole più sorveglianza sui conti e sulle riforme degli Stati

Questi sono gli obiettivi della Commissione europea che mercoledì varerà nuovi principi messi a punto dal responsabile agli Affari economici, Almunia

da Bruxelles

Migliorare il coordinamento di tutte le politiche economiche dei Paesi di Eurolandia, in particolare rafforzando la sorveglianza sulla gestione delle finanze pubbliche e sull’attuazione delle riforme strutturali che hanno un impatto sui conti. Questi gli obiettivi della Commissione europea che mercoledì - in occasione del decimo anniversario della nascita dell’euro - adotterà una comunicazione messa a punto dai servizi del Commissario agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia.
Nel testo nessun riferimento alla istituzione di quel «governo economico forte» auspicato da alcune capitali europee, Parigi in testa, che da tempo insistono sulla necessità di creare un forte contrappeso politico alla Bce, il cui potere viene considerato eccessivo. Soprattutto in un momento in cui l’economia del Vecchio continente sta rallentando a causa della crisi dei mercati finanziari e in cui - secondo i critici della politica della Banca centrale europea - non è possibile contrastare la situazione solo con una politica monetaria che tiene fermi i tassi e guarda unicamente alla stabilità dei prezzi. Per questo l’auspicio di molti sarebbe quello di creare una sorta di «direttorio» formato da una cerchia ristretta di Stati, quelli che hanno un maggior peso nell’Ue e nella zona euro. Direttorio che viene però malvisto dalla Germania del cancelliere Angela Merkel.
Ma quello che si aprirà con la comunicazione che la Commissione Ue adotterà in settimana è un dibattito destinato a essere apertissimo, soprattutto da luglio in poi quando per sei mesi la presidenza di turno dell’Ue sarà proprio quella francese, col presidente Nikolas Sarkozy che vorrà sfruttare a pieno l’occasione. Magari giocando di sponda con altre capitali. Tra queste potrebbe esserci Roma che, dopo il cambio della guardia Prodi-Berlusconi, potrebbe iscriversi tra coloro che appoggiano la posizione di Parigi contro lo «strapotere» della Bce. Del resto, il premier in pectore, Silvio Berlusconi, non ha nascosto nelle sue prime dichiarazioni dopo il voto che vedrebbe di buon occhio anche una revisione delle funzioni dell’istituto di Francoforte.
Nel documento messo a punto dai servizi di Almunia non c’è nulla di tutto ciò, ma solo la sottolineatura dell’esigenza di una sorveglianza più stringente su ciò che fanno i singoli Stati di Eurolandia sul fronte delle riforme economiche, con l’obiettivo di rafforzare l’unione monetaria: dal rafforzamento della concorrenza, a una migliore qualità della spesa pubblica, una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro, una più stretta sorveglianza e un miglior funzionamento dei servizi finanziari. Anche perché - si evidenzia nella comunicazione della Commissione - facendo un bilancio dei primi dieci anni, al di là degli indiscussi successi, ci sono ancora dei punti deboli sul fronte del coordinamento, e i ritardi o le inadeguatezze dei singoli Paesi si riflettono sulla tenuta dell’intera zona euro.
Nel testo si auspica anche il perseguimento di una politica di moderazione salariale, per evitare l’innescarsi di pericolose spirali prezzi-retribuzioni nel momento in cui l’Unione monetaria è minacciata come non mai dall’alta inflazione.