Bruxelles vuole rompere i silenzi del Professore

Alessandro M. Caprettini

nostro inviato a Bruxelles

«Come intende difendersi la Commissione nel giudizio promosso da due cittadini davanti al tribunale di primo grado delle Comunità Europee?». Fanno scalpore a Bruxelles le rivelazioni del Giornale, che riprende ed amplia notizie su possibili malversazioni nella costruzione del nuovo aeroporto di Atene. Partono dunque, come d’uso, interrogazioni a raffica di marca italiana, côté centro-destra, tese a capire se davvero Romano Prodi - durante la sua guida della Commissione - cercò di mettere a tacere la cosa, come ha sostenuto una pubblicazione greca, in lingua inglese, diffusa nei palazzi della capitale belga. Si chiede in una di esse, a firma di Tajani, Mauro, Angelilli, Dionisi, se i finanziamenti concessi dal Fondo di Coesione fossero regolari, cosa si pensi del fatto che siano andati in buona parte ad una società privata «con scopo di lucro» e ancora che atteggiamento terrà la Commissione, visto che la questione finisce tra un mese in tribunale. Ma anche i conservatori inglesi annusano puzza di bruciato e annunciano richieste di chiarimenti, così come gli eletti euroscettici di Atene, che tra i primi avevano sollevato il caso.
Il problema è che da molto, moltissimo tempo, di quella vicenda non si parla più. Fu l’allora commissario francese Barrot, durante la guida di Prodi, che a novembre del 2004 si presentò davanti all'Europarlamento per rispondere alle richieste di chiarimento avanzate fino a quella data. Si limitò ad enunciare i costi della costruzione dell’aeroporto Venizelos, quantificò il contributo Ue e annunciò che le spiegazioni chieste ad Atene sulla vicenda sarebbero state analizzate dalla Commissione quanto prima, in modo da tornare a riferire in aula. Solo che da quel giorno il silenzio è calato su tutto.
Eppure c’è stato chi protestò per quel muro di gomma opposto dalla Commissione: un sindacato di funzionari comunitari chiese spiegazioni tanto all’uscente Prodi che al subentrante Barroso. Ricevette in replica la lettera a firma di un direttore generale della Commissione che lo informava che la corrispondenza sull’argomento era da ritenersi chiusa. E così rimanevano appesi per aria i problemi di un finanziamento che forse non era dovuto, quelli della attribuzione di robusti fondi (250 milioni di euro) ad una società privata che aveva la sua sede legale in una suite di un albergo a 5 stelle e ancora, come ha rivelato il quotidiano francese Le Monde, il «caso» del faccendiere francese sul cui conto svizzero era stata rintracciata una montagna di dollari (1 milione e mezzo, per l’esattezza) provenienti a quanto pare proprio dai capitoli di spesa comunitaria per la costruzione del nuovo aeroporto di Atene, in località Spata.
«In quanto si è letto sul Giornale - scrivono così nella loro interrogazione Tajani ed altri esponenti del centrodestra italiano a Bruxelles - vi sarebbero state nel trattamento del dossier in oggetto, numerose irregolarità formali e sostanziali, tanto nella destinazione delle somme che nell’applicazione del regolamento. E dunque - si chiede - la Commissione è al corrente delle violazioni commesse sull’attribuzione dei fondi di coesione? Ritiene che corrispondano al vero le affermazioni di un quotidiano che sottolineano il comportamento gravemente omissivo dell’ex presidente Prodi? E come intende difendersi nel giudizio promosso da due cittadini nel tribunale di primo grado Ue?».
Si reclamano risposte senza perdite di tempo. È un anno e mezzo che l’affare dell’aeroporto Venizelos è finito nel dimenticatoio nonostante avesse sollevato curiosità e qualche pizzico di sconcerto per quel che era stato scritto a suo tempo dal giornale greco. Secondo cui per Prodi era meglio seppellire il tutto al più presto per non favorire Berlusconi con cui si sarebbe dovuto trovare a fare i conti nella campagna elettorale di questa primavera 2007.