Bryan Adams, rock semplice e tutt’altro che necessario

Bryan Adams canadese come Joni Mitchell, Neil Young, Bruce Cockburn? Parrebbe impossibile: come se Pupo o Nek risultassero genovesi alla stregua di Paoli, De André, Fossati. Eppure è così: lo Springsteen dei poveri, uno dei più vistosi bluff della storia del rock, è figlio di quella nazione musicalmente gloriosa. Digeriamo anche questo cd pimpante, non sgradevole e insomma inutile. Come tutti i dischi di Adams: epidermico nei testi, velleitario nella ricerca sonora - ah i vezzi metafisici di I thought I'd seen everything, o i dylanismi pretestuosi di I ain't losin' the fight! -, sempliciotto nelle melodie. Del resto trattasi di album innocuo, che non fa male a nessuno, perché dunque infierire? C'è di peggio, nel vaniloquente circo pop.

BRYAN ADAMS 11 (Polydor)