Buco nelle banche europee Moody's lancia l'allarme: "L'Ue verso default multipli"

Si aggrava la crisi di liquidità delle banche Ue: buco da 241 miliardi di dollari. Tutta l'Europa rischia il declassamento. L'Fmi: "Mai trattato un prestito per l'Italia"<strong id="tinymce" class="mceContentBody " dir="ltr"></strong><strong></strong>

Il Vecchio Continente sta annaspando. Non sono soltanto le banche straniere a mettere sotto la lente di ingrandimento la tenuta della moneta unica. Ancora una volta l'agenzia di rating Moody's ha lanciato un pesante allarme: "Le probabilità di default multipli fra i paesi dell’area euro non sono più irrilevanti. Più a lungo la crisi di liquidità continua, più rapidamente salgono le possibilità di più default". Non si tratta più di Piigs e di Stati con conti sani. Quel morbo che sembrava unicamente greco è diventato un vero e proprio contagio che sta mettendo in ginocchio i principali Stati membri. E adesso tremano anche Paesi come la Francia e la Germania che, fino a qualche settimana fa, si sentivano immuni. Secondo il Financial Times, infatti, si sta aggravando la crisi di liquidità delle banche europee che incontrano sempre maggiori difficoltà ad approvigionarsi di capitali con emissioni obbligazionarie. Un buco da circa 241 miliardi di dollari (circa 1800 miliardi di euro).

La situazione è sempre più tesa. Il mese di dicembre si apre con tutta una serie di scadenze che sembrano seriamente impressionare i vertici dell'Eurotower. Alle voci di una possibile soluzione seguono smentite e precisazioni. Si naviga a vista. Questa mattina, il Fondo monetario internazionale ha smentito l'esistenza, come anticipato ieri dalla Stampa, di contatti con l’Italia per un piano di aiuti: un prestito da 600 miliardi di euro a un tasso "agevolato" al 5%. "Non ci sono colloqui con le autorità italiane su un programma di finanziamento", hanno spiegato i tecnici del Fondo che, a settembre, avevano stimato che lo Stato italiano avrebbe avuto bisogno di fondi lordi per 380 miliardi di euro. "L'euro è tenuto in vita artificialmente e si spalancano scenari da incubo", scriveva ieri Dagospia facendo notare che domani si terrà un'asta di Btp da 8 miliardi di euro. Una data che sembra terrorizzare molti dal momento che venerdì scorso nessuno era intenzionato ad acquistare 2 miliardi di Ctz con scadenza 2013.

Dopo che il New York Times aveva svelato che importanti banche estere, come Nomura, Royal Bank of Scotland e Merryl Linch, stanno preparando l'uscita dall'euro, Moody's conferma l'outlook negativo sulla tenuta del Vecchio Continente: "Le probabilità di default multipli fra i paesi dell’area euro non sono più irrilevanti". Secondo l'agenzia di rating, infatti, "più a lungo la crisi di liquidità continua, più rapidamente salgono le possibilità di più default". Moody's spiega chiaramente che "la rapida escalation della crisi del debito dell’area euro e delle banche mette a rischio" i rating dell’Unione europea che potrebbero essere "rivisti" in assenza di misure che nel breve termine stabilizzino le condizioni dei mercati del credito. In realtà, le previsioni di Moody's potrebbero essere ben peggiori. Per esempio, la banca statunitense Morgan Stanley ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per l’Asia proprio a causa dell’impatto della crisi nell'Eurozona. Secondo dati elaborati dalla Dealogic per conto del Financial Times, nel 2011 gli istituti di credito europei hanno collocato obbligazioni per 413 miliardi di dollari, equivalenti ad appena due terzi dei 654 miliardi che avrebbero dovuto rimborsare agli investitori. Il ché significa che le banche europee hanno registrato un "buco" da 241 miliardi di dollari nel funding. E' la prima volta in cinque anni che gli istituti di credito dell'Eurozona non sono riusciti a rimpiazzare le obbligazioni in scadenza. Per fare un esempio: Bnp Paribas, la maggiore banca di eurolandia per attività, starebbe valutando la vendita di un portafoglio di private equity per oltre 700 milioni di dollari. Continua l'effetto a catena, insomma. Un effetto che i grandi tecnocrati di Bruxelles avrebbero dovuto prevedere già da molto tempo, ancor prima che la Grecia arrivasse sull'orlo del fallimento.