Buco sanitario, arrivano lacrime e sangue

Antonella Aldrighetti

È inutile girarci troppo attorno cercando di indorare l’amaro boccone, meglio dire le cose come stanno: aumenteranno le tasse e diminuiranno i servizi. È una soluzione tanto drastica quanto sgradita, ma così bisogna leggerla: ripianare il deficit sanitario regionale, che ormai ha toccato la soglia dei 4 miliardi di euro, graverà interamente sulle spalle dei cittadini laziali che saranno chiamati sì a fare i conti con i servizi ospedalieri falciati di netto, ma pure con l’incremento massimo consentito sulle aliquote regionali di Irpef, Irap e bollo auto.
La giunta ulivista di Piero Marrazzo che già due giorni fa ha presentato il piano di rientro dei debiti al governo Prodi, non ci gira troppo attorno ad ammettere di aver mancato l’obiettivo per uscire dalla morsa del commissariamento, tant’è che è lo stesso governatore che propone l’affiancamento, ovvero «ottenere - spiega - un monitoraggio costante dei conti da parte del governo centrale». Senza troppi giri di parole, l’ex teledifensore civico di RaiTre si prende la briga di districare la matassa del risanamento del debito che in tre anni porterà al ripiano di 1 miliardo e 560 milioni di euro attraverso il taglio di 2.700 posti letto (1.000 specialistici da trasferire al trattamento sanitario ambulatoriale; altri 1.000 ordinari e 700 in conto agli hospice e alle residenze assistenziali); la limitazione degli esami di risonanza magnetica; i controlli sull’appropriatezza dei ricoveri e delle prescrizioni farmaceutiche.
Ma come lo stesso Marrazzo ha precisato «la riorganizzazione del servizio sanitario assieme all’ipotesi di dismissione del patrimonio regionale consentirà di coprire 1 miliardo e 560 milioni del deficit complessivo». E per il resto? Si sa che se la coperta è corta restano fuori i piedi. E si sa pure che l’escamotage dell’aumento della tassazione non è solo una delle tante voci messe in giro da «radio Pisana». Infatti l’opposizione di centrodestra, un anno fa aveva già sventolato lo spauracchio dell’incremento delle tasse. A piano di risanamento presentato, la Cdl rilancia: «Il deficit del 2005 non è di 1,8 miliardi ma di 2, contando Irccs e policlinici, ai quali andrebbero aggiunti altri 300 milioni che la giunta Marrazzo ha furbescamente imputato al 2004 ma, in realtà, discendono da accordi transattivi del 2005, quando - precisa il vicepresidente del Consiglio regionale Andrea Augello (An) - si è formato un disavanzo di 2,3 miliardi di euro. Un drammatico peggioramento della situazione senza che la giunta abbia previsto nulla di alternativo: così adesso, nonostante tutte le smentite, il centrosinistra aumenta d’ufficio le tasse a tutte le famiglie e a tutte le imprese del Lazio».
Un’eco che si diffonde con l’indice puntato al mancato avvio di misure di risanamento concrete perché «basta leggere gli atti del dibattito sull’ultimo bilancio di previsione per comprendere come la giunta Marrazzo abbia consapevolmente evitato di affrontare la questione delle coperture - aggiunge il capogruppo di An Fabio Rampelli -. Si voleva solo superare il turno elettorale delle comunali romane facendo demagogia con l’abolizione del ticket e con inesistenti piani di risanamento».
Mentre per il vicepresidente della commissione Sanità Stefano de Lillo (FI) la giunta di sinistra deve avere il coraggio di assumersi la responsabilità di adottare direttamente l’aumento delle tasse senza scaricarla sul centrodestra «perché - dice l’azzurro - in appena un anno di governo il centrosinistra ha provocato il tracollo della finanza regionale».
Ma che il piano di rientro preparato dalla giunta non convinca anche qualche collega di coalizione è fuori dubbio: dalla Margherita arriva una «riserva» per valutarlo politicamente, come spiegano in una nota coordinatore e capogruppo della alla Pisana, Giorgio Pasetto e Mario Di Carlo. Parole interpretate come «un forte segnale di scollamento nella maggioranza» da parte di Fabio Desideri, capogruppo della Lista Storace.