«Buco della sinistra, ecco le prove»

Una notizia buona e una cattiva, stanno alla base dei disavanzi della Sanità in Liguria. Quella buona è che «i liguri vivono più a lungo, e gli anziani, si sa, richiedono servizi più numerosi e più costosi». Quella cattiva è che «la gestione Burlando non ha funzionato: nel 2005, e cioè l’anno di gestione di questa giunta, i costi sono aumentati del 12 per cento circa». S’è andato a prendere spese e ricavi e adesso il senatore di Forza Italia Luigi Grillo avverte: «L’ottimizzazione di risorse e servizi può portare a un recupero fra il 5 e il 7 per cento, ma non basta. Non è solo con i tagli che si può risolvere il problema».
E allora come, senatore?
«Punto primo: è evidente che qualcosa non ha funzionato a livello di direttori generali di Asl o di Regione. Bisogna scegliere le persone giuste, senza però fare processi sommari, che sarebbe una scorciatoia sbagliata».
Punto secondo?
«È necessario cambiare l’approccio alla materia, il rapporto fra lo Stato e le Regioni. Per esempio, a quel che mi risulta non è mai stata fatta una divisione fra la spesa corrente e la spesa per gli investimenti. Dobbiamo renderci conto che la sanità genera costi, ma anche ricavi. Dobbiamo avviare centri di costo e di ricavo, perché lo Stato deve relazionare in modo diverso la contabilità regionale».
A proposito di rapporto fra lo Stato e le Regioni, il 25 giugno c’è il referendum sulla riforma della Costituzione.
«Un appuntamento fondamentale per il futuro della gestione della maggior parte delle grandi tematiche del Paese, cui però arriviamo con troppa disinformazione».
Ma se non si parla d’altro.
«Il problema è quello che dice il centrosinistra: sono in malafede, vogliono far credere che solo votando No si difende la Carta del 1948, ma non è così: la prima parte, quella dei principi, non è in discussione, perché anche noi la difendiamo».
Il governo Berlusconi ha modificato la seconda parte.
«Ed era necessario, perché in 50 anni il Paese è cambiato, il mondo è cambiato, e non è possibile che a regolare le nostre istituzioni sia uno strumento obsoleto: siamo rimasti l’unico Paese al mondo ad approvare le leggi con doppia lettura».
Dice il centrosinistra che se vince il No, poi si può ripartire da una riforma condivisa.
«E questa è disonestà intellettuale. Lo dicono adesso, ma poi non lo faranno, perché nel governo Prodi ci sono troppi nostalgici conservatori. Diranno che il popolo si è espresso e che quindi non si può più modificare nulla. L’alternativa è questa: innovare il Paese approvando le nostre modifiche, oppure far prevalere la conservazione. E c’è un’urgenza».
Quale?
«Bisogna votare Sì anche per non tornare alla riforma che fece la sinistra nel 2001 e che adesso nemmeno la sinistra è più in grado di difendere, perché ha creato contraddizioni e ricorsi paralizzando l’operatività in troppi settori del Paese, dall’energia alle grandi infrastrutture».