La bufala araba: «Kakà è musulmano»

da Milano

La notizia falsa vola sul web: dall’Arabia Saudita rimbalza in Italia, in Brasile, in Inghilterra. Ovunque: «Il calciatore milanista Ricardo Kakà si è convertito alla religione islamica». Lo scrive il giornale saudita al-Riyadhiya, scorre anche sui titoli del sito di al-Arabiya. Dettagli: Kakà avrebbe affermato di aver preso questa decisione perché «l'Islam è una religione che porta un messaggio di pace e di amore e sono diventato musulmano per impersonificare questa caratteristica dell'Islam». Kakà poi sarebbe «nato per divenire musulmano» ed avrebbe chiesto rispetto per la sua scelta.
Sarebbe stata una grande notizia. Perché Kakà è personaggio nel calcio e nella vita: bravo ragazzo, religioso, campione. Ma la notizia è falsa: è stata smentita dal Brasile. Immediatamente. È stata smentita dal Milan. E di fatto è stata smentita anche da Kakà. Ieri in un’intervista pubblicata dall’Avvenire, Ricardo dice: «Il più grande fuoriclasse che conosco è Gesù». Basterebbe questo a raccontare che al-Riyadhiya ha pubblicato una cosa non vera. Però c’è altro: la storia di Kakà. Che è molto fedele, ma al Cristianesimo. Fa parte degli «Atleti di Cristo». È evangelico: quando giocava nel San Paolo dava il 10% del suo salario alla Chiesa «Renascer em Cristo». Dicono che abbia sempre seguito attentamente le regole della sua religione. Ha chiesto persino al suo sponsor tecnico di scrivere sulle sue scarpe da gioco il suo nome e la scritta «Deus è fiel» (Dio è fedele). Anche nella sua segreteria telefonica ha uno spunto religioso: «Sono Kakà. Per il momento non posso rispondere. Dio ti benedica. Ciao». Quando segna punta il dito al cielo e ringrazia, poi alza la maglia e fa vedere un’altra maglietta che porta sempre con sé: «I belong to Jesus».