«Bufala pazzesca, ma ora siamo tutti spiati»

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Gianni Pennacchi

da Roma

Quella dell’incursione di funzionari nel cervellone dell’anagrafe tributaria è «una bufala pazzesca». Ma quale «spionaggio fiscale», al più sono «interrogazioni» che ora la maggioranza solleva come «polverone» per distogliere l’attenzione della gente dalla Finanziaria. E la prova che si tratta di una bufala «è nel fatto che anche io sono stato spiato». Piuttosto, perché non preoccuparsi della «schedatura di tutti i cittadini» in arrivo col decreto Visco-Bersani?
Così Silvio Berlusconi, esternando sul portone di Montecitorio, ha invitato ieri a non correre dietro le lepri di pezza e alzare invece la guardia contro i veri pericoli. «Questa vicenda dovrebbe far riflettere sulla pericolosissima strada imboccata dal governo che è quella della via fiscale al regime». Insomma: «Non è rischioso minimizzare quello che è emerso» giovedì sulle «consultazioni» dei dati tributari, mentre invece «è rischioso quello che sta facendo il governo con il decreto Visco-Bersani che consentirà la schedatura di tutti i cittadini. Così finisce la privacy, tutti gli italiani saranno esposti alla violazione della riservatezza perché il provvedimento varato dall’attuale governo non contiene norme di tutela rispetto alla possibilità di violazioni dei dati fiscali». Il leader del centrodestra teme che questo pericolo venga sottovalutato, e spiega: «Chi fa politica ha il dovere di avere conti trasparenti, chi non fa politica dovrebbe avere il diritto alla riservatezza. Questa riservatezza non ci sarà più, ogni cittadino sarà schedato e tutto ciò che lo riguarda, la sua vita economica e il suo stile di vita, sarà raggiungibile da una infinità di soggetti. Non ci sarà più nessuno che avrà il diritto alla privacy: questa, signori, è la sinistra».
Il Cavaliere è inarrestabile: «Adesso i cittadini dovranno dare tutti i loro dati all’amministrazione. Non solo, ma è stato invertito l’onere della prova, per cui l’amministrazione raccoglierà i dati senza contraddittorio, un pm potrà accusare il cittadino senza contraddittorio, e sarà il cittadino che dovrà dimostrare la sua estraneità». Il decreto «colpisce dolorosamente troppi cittadini, ne introduce la schedatura in modo che possano venire condizionati e minacciati da chi avrà la disponibilità di questi dati». Dunque è auspicabile «che ci sia un cambiamento. Qualunque governo, mi spiace doverlo dire, sarebbe meglio di questo che è pasticcione e ideologicamente indirizzato contro il ceto medio».
Lo scandalo sarebbe questo che stan preparando, non quello dello spionaggio fiscale che «è una bufala totale, perché la verità è che quanti hanno accesso a questi dati, e sono migliaia, quando hanno una curiosità vanno a guardare. C’è quello che vuole sapere quanto guadagna Sabrina Ferilli... Non si tratta di spionaggio ma di curiosità. Il termine spiare fa parte della bufala che si cerca di montare. Mi dicono che le interrogazioni più numerose hanno riguardato il povero Totti. Semplicemente in tanti volevano sapere quanto guadagna». Berlusconi non ha dubbi: «Questa vicenda non riguarda solo Prodi, ma molti personaggi che suscitano curiosità. Moltissime interrogazioni sono venute anche nei miei confronti e nei confronti dei miei figli». Perché questa mole di impiegati a curiosare? E perché 128 su Prodi? «Lo fanno perché rischiano solo una sanzione amministrativa. Prodi, consapevole che avrebbe messo una tassa sulle donazioni, ha anticipato una donazione al figlio con un atto pubblico. Un giornale locale se n’è accorto. E siccome sono migliaia le persone dell’amministrazione che hanno accesso al computer, sono andati a vedere di cosa si trattava. Ma chi detiene il record in questo settore è proprio il sottoscritto che ha ricevuto una infinità di ispezioni da parte della Guardia di Finanza. Tanto per farvi un esempio stamane a Milano c’è stata la duemilaventesima udienza contro di me». Prodi ribatte in serata: «Non è vero. La donazione fu fatta nel 2003 seguendo scrupolosamente la legge, e le nostre proposte in Finanziaria hanno smentito anche l’idea che questo ci fosse». Ma ciò non cancella che Berlusconi irride all’intera vicenda, e all’accusa degli avversari di portar lui la responsabilità politica dello spionaggio fiscale. Una tesi che rigetta così: «Allora rifaremo “Drive in” con loro protagonisti». È uno scandalo presunto, questo che si sbandiera, «indovinate da dove parte tutto ciò? Strano eh, ma la Procura di Milano è un braccio... la protesi più utile della sinistra».