Le bufale zoppe dei diessini

Negli ultimi giorni la propaganda delle opposizioni ha fatto un largo uso degli effetti speciali, con toni drammatici e cupi, lanciando allarmi strumentali. La democrazia in pericolo, la Costituzione violata, complotti e spioni dietro ogni angolo: tutte le peggiori fantasie sul regime che non c’è sono state impiegate per descrivere un Paese infelice e lunare guidato da un governo disperato. Abbiamo ascoltato i peggiori singhiozzi della nostra vita, ma l’operazione, che avrebbe dovuto avere un effetto psicologico devastante per in centrodestra nella pubblica opinione, si va risolvendo a danno dei suoi ideatori ed esecutori, perché i fatti sono più forti delle invenzioni e delle leggende create nei sottoscala di certi partiti. Le bufale hanno sempre le zampe corte.
Appare ormai evidente che costituiva un’artificiosa esasperazione la tensione creata sul prolungamento dei lavori parlamentari. Si è voluto far credere che le istituzioni fossero sull’orlo di una crisi assai grave, che ci fosse un conflitto insanabile fra il Quirinale e Palazzo Chigi soltanto perché il premier ha chiesto di poter completare alcuni importanti impegni legislativi assunti dal governo e dalla sua maggioranza. Per questo Berlusconi è stato descritto come un sovvertitore dell’ordine repubblicano, un leader deciso a sottrarsi al voto, ma un’intesa è stata raggiunta, perché la richiesta era ragionevole, sensata e non metteva in pericolo i diritti di nessuno. E si voterà il 9 aprile, come già concordato. Gli italiani, in verità, non si sono sentiti minacciati e hanno potuto constatare che, nonostante il fuoco di fila di attacchi continui e irragionevoli, la maggioranza sta facendo la sua parte, con una compattezza che le opposizioni, dai fiori di campo ai trotzkisti passando per prodiani e comunisti, non riescono nemmeno a immaginare. E i lavori parlamentari hanno consentito di far nascere la nuova normativa sulla legittima difesa e sull’affidamento condiviso dei figli di separati. E altro si può fare entro il 10 febbraio.
L’altra bufala azzoppata dalla verità dei fatti è quella dei «servizi deviati» o degli ufficiali infedeli dell’intelligence che avrebbero spiato i Ds, per rendere più acute le loro difficoltà nel noto pasticcio Unipol e operazioni collegate. Nelle sedi competenti, senza colpi di mano mediatici, la verità è stata ristabilita: gli uomini dei «servizi» sono leali alle istituzioni e politicamente neutrali. I Ds, con il senatore Brutti in testa, hanno dovuto ripiegare, rimangiandosi le accuse irresponsabilmente lanciate. E diventa così evidente che le critiche e le richieste di chiarimenti, presentate ai diessini con l’energia che la situazione richiedeva, non si basavano su chissà quale azione di spionaggio, ma sulla valutazione di una realtà storicamente certa, di un collateralismo consolidato fra il Pci-Pds-Ds, le amministrazioni rosse e le cooperative rosse.
I conti di Consorte non li hanno creati né i servizi né Babbo Natale e resta sempre da spiegare, in termini comprensibili, come mai alti dirigenti della Quercia tifassero con tanto calore, e si attivassero, perché progredissero le iniziative corsare della «finanza compagna».
Questa brutta storia negli ultimi giorni è graziosamente scivolata dalle prime pagine di tanti giornali, ma ciò non dipende dal fatto che abbia perduto consistenza. Anzi, l’inchiesta si dilata e porta a rivisitare senza fette di prosciutto sugli occhi certe passate imprese, quelle in cui si distinsero i «capitani coraggiosi» di dalemiana memoria. Qualche giornale potrà anche ridurla a poche righe in penultima pagina, ma la storia andrà avanti lo stesso. Ed è forse per questo che i Ds e i loro alleati desideravano e desiderano che scatti al più presto quel meccanismo paranarcotico che è la «par condicio». Perché agli elettori, al popolo sovrano, in campagna si parli, nelle tribune ingessate, poco di Unipol e molto del tempo rigido. Che dipende, si sa, dal governo.