Bufera nel governo: quattro ministri licenziano Padoa-Schioppa

Quattro ministri scrivono al premier chiedendo &quot;un cambio di rotta&quot; sulla trattativa con le parti sociali e sul Documento di programmazione economica. Prodi prende tempo, il responsabile dell’Economia tace. Intanto il tesoretto è sparito: <strong><a href="/a.pic1?ID=187738">niente risorse per lo scalone</a></strong>

Roma - L’avviso a Romano Prodi arriva per lettera: la trattativa con le parti sociali su pensioni e Dpef non va bene, serve una svolta, «un cambio di rotta». Le firme sono quelle di Alfonso Pecoraro Scanio, Fabio Mussi, Paolo Ferrero e Alessandro Bianchi. I quattro ministri della sinistra radicale non condividono la posizione con cui il governo, «e segnatamente il ministro dell’Economia», affronta il negoziato. «Le risorse messe a disposizione sono troppo limitate - denunciano i quattro - e il balletto delle cifre determina un quadro incomprensibile per il Paese». Una bocciatura in piena regola per Tommaso Padoa-Schioppa, ma anche un avvertimento esplicito al premier: le decisioni devono essere collegiali, nessuna frettolosa ratifica del Dpef, anzi è necessario un «congruo numero» di giorni per esaminare il documento prima della sua approvazione.
La lettera dei quattro ministri ultra-sinistri arriva come una bomba nella casella postale di Romano Prodi a Bruxelles. Impegnato al Consiglio europeo, il premier incarica il portavoce Silvio Sircana di ribadire la fiducia nei confronti di tutti i ministri, nel loro operato e nello spirito di collegialità che caratterizza l’operato del governo. Tutte le critiche sono lecite, «le osservazioni mosse alla modalità di gestione della trattativa con le parti sociali verranno prese in considerazione - dice Sircana - e le decisioni verranno prese dall’intero Consiglio dei ministri sotto la guida di Romano Prodi». Un tentativo di smorzare la polemica che potrebbe sfociare in un pericoloso (per Prodi) show down.
Il fatto è che, nella lettera al presidente del Consiglio, i quattro ministri non parlano solo di pensioni. Sono molte le questioni, scrivono, che «vanno affrontate di petto»: lotta alla precarietà attraverso il superamento della legge 30 (la Biagi), definizione di un «serio intervento di edilizia pubblica», il rilancio della ricerca scientifica «oltre all’abolizione dell’iniquo scalone». La redistribuzione delle risorse recuperate dalla lotta all’evasione, aggiungono i quattro, «deve essere netta e inequivoca, non acconsentendo a quelle richieste di riduzione del debito a tappe forzate che provocherebbero solo danni al Paese, sia sul piano sociale che economico».
Alla lettera, già molto forte e dai toni ultimativi, i leader dei partiti dell’estrema sinistra aggiungono il «carico da novanta». Franco Giordano avverte che «senza nuove risorse per abbattere lo scalone, non si potrà ottenere il consenso di Rifondazione comunista». E Oliviero Diliberto ricorda che l’abolizione dello scalone era una promessa, «un punto del programma su cui abbiamo vinto le elezioni» e le promesse vanno mantenute. «Il governo Prodi ha perso consenso fra i suoi elettori e lo deve recuperare», aggiunge il segretario dei comunisti italiani. Per Paolo Ferrero, uno dei ministri firmatari, Padoa-Schioppa sbaglia «perché il problema della tenuta dei conti pubblici lo abbiamo già affrontato, e in larghissima parte risolto, con la legge finanziaria». Fabio Mussi e Alfonso Pecoraro Scanio sollecitano «maggiore collegialità nelle scelte» per arrivare subito a un accordo coi sindacati su pensioni e lotta al precariato.
L’ala riformista della maggioranza appare scossa dall’iniziativa dei quattro ministri radicali, fatica ad alzare una trincea e non trova il coraggio di esprimere un pizzico di solidarietà al ministro dell’Economia. Francesco Rutelli definisce «prematura» la riflessione dei quattro ministri, ricordando che «siamo a una settimana dal Dpef, dunque ancora nel momento in cui ciascuno avanza le proprie proposte». Il solo ministro ad approvare la linea del rigore è Emma Bonino: «L’innalzamento dell’età pensionabile - dice - va affrontato senza tabù, come è successo negli altri Paesi europei». E il senatore Lamberto Dini avverte: «Se il governo porta una riforma previdenziale che prevede l’aumento della spesa rischia di non avere la maggioranza a Palazzo Madama».
La reazione di Padoa-Schioppa è un riservato silenzio. Il ministro dell’Economia ha commentato positivamente l’accordo fra la Borsa italiana e il London Stock Exchange, ma non ha detto una parola sulla lettera dei suoi colleghi ministri, che lo mettono sotto accusa. Per il momento continua il suo lavoro di preparazione del Dpef, che sarà discusso in Consiglio dei ministri giovedì prossimo, 26 giugno. Il varo del Documento è previsto per sabato 28. Lunedì ci sarà un incontro a palazzo Chigi fra Prodi, «Tps» e i capigruppo di maggioranza.