Bufera politica per la comparsata di Moggi in Rai

Marco Zucchetti

Torna il Mattatore e dal pulpito televisivo propina la sua verità multiforme e chiaroscura. La fronte imperlata di sudore, il palcoscenico del programma principe del calcio pomeridiano. Luciano Moggi si manifesta di nuovo e infesta gli schermi di Raidue, evocato dall’«anarchia» di Quelli che il calcio...
Passano pochi minuti e partono le dichiarazioni ufficiali a mezzo agenzia di stampa. Tutti indignati. E il caso diventa politico. Uno dei primi a manifestare il proprio sconcerto è Sandro Curzi, consigliere d’amministrazione Rai: «Ciò che è avvenuto è inconcepibile. La Rai s’è prestata ad una esibizione innocentistica di Moggi, in assenza di qualsiasi seria capacità giornalistica di contrasto o di approfondimento». Per Curzi è un valido motivo per chiedere che rotoli una testa: «Martedì, in occasione della riunione del Cda che dovrebbe essere dedicato alle nuove nomine, porrò come condizione preliminare che si affronti il nodo della dirigenza di Rai Sport».
Sulla stessa lunghezza d’onda l’Usigrai, sindacato interno di Viale Mazzini: «Episodio gravissimo - fanno sapere in una nota -. (Moggi) si è rifiutato con arroganza di rispondere alle domande di un collega nel silenzio di Simona Ventura».
Passano i minuti e tocca al ministro dello Sport Giovanna Melandri dire la sua: «Ho trovato francamente eccessivo e inopportuno lo spazio concesso oggi a Luciano Moggi, senza peraltro un vero e quantomai necessario contraddittorio, alla trasmissione televisiva Quelli che il calcio». Nella Quercia sguainano la spada: Fabrizio Morri, Paola Concia, Beppe Giulietti condannano senz’appello la comparsata tv: «Singolare rappresentazione di Moggi-San Sebastiano, il cda prenda provvedimenti, episodio riprovevole». Insomma, il mondo politico è sceso in campo più agguerrito che mai. Nando Dalla Chiesa arriva a dire: «In Italia c'è un problema di cultura della legalità e di rovesciamento dei ruoli. Ho visto Luciano Moggi... Vi sembra possibile costruire una cultura della legalità in questo Paese?».
L’ex dg bianconero si era tuffato nel catino delle chiacchiere calcistiche da baldanzoso matador. Si era difeso a ruota libera ipotizzando complotti. Ha attaccato l’Inter («per costruire una squadra forte si può distruggerne un’altra e portarle via i giocatori»). Poi: «Volevo solo proteggere la Juventus - ha detto proteggendo se stesso -. Ora tornerà a non vincere, perché la cupola vera è un’altra». Ma niente nomi. Solo illazioni. «La gente ha capito che non ho fatto nulla di male - si è vantato Moggi -, è con me e mi segue». Poi la critica della strategia difensiva juventina, colpevole di aver inizialmente chiesto la B con penalizzazione, e l’inevitabile generalizzazione del «così fan tutti».
In ultimo, il pezzo forte dell’arringa: «Se ci fosse stato lui (l’Avvocato Agnelli ndr), questa cosa non sarebbe successa».