Bufera su Genova, quanti pm attorno alla Vincenzi

Da mensopoli alle consulenze sospette, fino all'implicazione nel caso Genova-Serravalle. Nonostante tutte le inchieste su persone a lei vicine il sindaco non è mai stato indagato

Genova - Non c’è stata solo la Milano-Serravalle ad agitare il sindaco di Genova e la sua giunta, ma parecchie altre inchieste in questi quattro anni di amministrazione della Superba hanno toccato esponenti del governo della città. Diverse i casi e tante le persone finite nel registro degli indagati ma super Marta no, lei è sempre riuscita a rimanerne fuori senza che il suo nome sia mai comparso tra gli appunti dei magistrati che hanno lavorato su quei fascicoli.
A partire dal caso politicamente più eclatante e per il quale, invano, l’opposizione chiede le dimissioni del sindaco se non altro per responsabilità politica. È la vicenda «Mensopoli» che nel maggio del 2008 scuote la giunta Vincenzi e il Partito democratico quando una inchiesta curata dal pubblico ministero Francesco Pinto portò all’arresto del portavoce del sindaco Stefano Francesca e ad avvisi di garanzia per gli assessori alla Cultura Massimiliano Morettini e allo Sport Paolo Striano accusati di corruzione e turbativa d’asta per gli appalti alle mense di scuole primarie, scuole dell’infanzia e asili nido controllati da palazzo Tursi.
Poi è stata la Corte dei Conti a doversi occupare del sindaco di Genova per il «caso Picena», il dirigente comunale uscito dalla finestra per rientrare dalla porta con una bella promozione. È la storia del consulente del sindaco Pd Marta Vincenzi assunto con il compito di monitorare le attività dei nove municipi genovesi: Luigi Picena fu assunto nel 2007 con contratto a tempo determinato per l’intera durata del ciclo amministrativo con uno stipendio da 100mila euro annuali (49.129 per indennità integrativa speciale e 49.900 per retribuzione di posizione) ai quali vanno aggiunti i premi di produzione. Una consulenza esterna strana vista la posizione di Picena già all’interno della macchina amministrativa di palazzo Tursi nel ruolo di funzionario e licenziatosi dall’incarico per essere assunto in altra carica. Picena (già assessore provinciale a Genova con Marta Vincenzi presidente), tra l’altro, tentò anche di diventare dirigente con regolare concorso interno ma fu respinto, viene poi promosso per decreto dal sindaco. La Corte dei Conti di questo giochetto si è resa conto e ha condannato l’amministrazione comunale, per conto del sindaco e di tutti gli assessori che votarono quella delibera, a rifondere duecentomila euro per danno erariale. Tra l’altro dubbi sono sollevati anche circa il ruolo di Picena il cui incarico veniva giustificato nell’ordinanza con «l’elevato e crescente grado di autonomia gestionale» dei Municipi senza che tale autonomia sia mai stata applicata.
La giunta di super Marta finisce nuovamente sotto inchiesta alla Corte dei Conti nel dicembre del 2010 per via degli introiti delle multe. La legge impone che la metà dei soldi incassati con le contravvenzioni per violazione del codice della strada venga impegnata per migliorare la sicurezza stradale: il sospetto è che il Comune di Genova negli ultimi anni abbia aggirato gli obblighi utilizzando il ricavato delle contravvenzioni per ripianare buchi di bilancio.
Ma tutte le storie del sindaco Pd riportano alla Genova-Serravalle visto che proprio in questi giorni il consigliere comunale de «L’Altra Genova» Giuseppe Murolo ha presentato un esposto alla Corte dei Conti per la vendita delle azioni dell’autostrada che il Comune di Genova nel 2003 ha fatto ad Amga, società di servizi controllata dal Comune, per 2,18 euro ad azione. Assessore alle infrastrutture a Palazzo Tursi era, guarda caso, Marta Vincenzi. Lo stesso gruppo Amga poi cedette le azioni all’imprenditore Marcellino Gavio a 2,98 euro ad azione passati appena tre mesi. Quelle stesse azioni che Filippo Penati acquistò nel 2005 a 8,83 euro l’una: «Le cifre e il mancato introito provocato alle casse comunali e provinciali di Genova è clamoroso. Per di più in soli tre mesi Amga fece una plusvalenza incredibile e a guadagnarci furono anche i privati, proprietari al 49 per cento della società» accusa Murolo che chiede alla magistratura contabile di chiarire il palleggio di azioni.