Bufera su Visco: "Si dimetta"

Dopo la pubblicazione sul &quot;Giornale&quot; del verbale in cui il generale della Guardia di finanza Speciale accusa Visco di ingerenza con minacce nell'inchiesta Unipol, la Cdl chiede che il viceministro lasci il governo. <strong><a href="/a.pic1?ID=179837">Ma la sinistra prova a evadere: roba vecchia</a></strong>. <a href="/video.pic1?ID=MB-220507"><strong><font color="#ff6600">GUARDA IL VIDEOEDITORIALE di Maurizio Belpietro: &quot;Perché il viceministro non si dimette?&quot;</font></strong></a>

Roma - "Arroganza" è il termine più usato nella Cdl per definire le reazioni di Vincenzo Visco alla pubblicazione sul Giornale dei verbali in cui il comandante della Guardia di finanza, Roberto Speciale, accusa il viceministro per l’Economia di aver ordinato nel 2006 di rimuovere gli ufficiali che indagavano sulla scalata di Unipol alla Bnl. E l’opposizione compatta chiede le dimissioni dell’esponente Ds. La vicenda, per il coordinatore di Fi Sandro Bondi, è «di una gravità indicibile e dai risvolti inquietanti». Colpisce l’esecutivo e le istituzioni. «Un governo serio e responsabile fornirebbe delle spiegazioni convincenti oppure scinderebbe le sue responsabilità da quelle del viceministro Visco. Speriamo che non neghi la realtà dei fatti, rifugiandosi ancora una volta nell’arroganza e nella intoccabilità ».

Se Visco non si dimette, aggiunge il vicecoordinatore azzurro, Fabrizio Cicchitto, si deve muovere il premier, perché il comportamento di Visco è «scandaloso» ed è «inaccettabile» che un viceministro «abusi del suo ruolo per insabbiare un’inchiesta che investe il suo partito». Il Giornale ha fatto bene a diffondere i documenti, perché «la verità non ha date di scadenza». Romano Prodi conferma, invece, la fiducia al numero 2 dell’Economia, ma Alfredo Mantovano di An si appella al Quirinale, per «una discreta sollecitazione della massimacarica dello Stato» che allontani chi ha dimostrato tanto «disprezzo della correttezza istituzionale». La Cdl insiste perché Visco riferisca in Parlamento. Per l’azzurro Antonio Leone, si tratta di una «violenta intromissione a gamba tesa dei vertici dei Ds» e il viceministro deve ammettere le sue responsabilità e dimettersi subito, «in quanto le sue giustificazioni sono solo il frutto di quell’arroganza tipica della doppiezza di sinistra».

Ciò che è venuto alla luce, dice il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, è «veramente preoccupante e getta una luce sinistra, un’ombra che deve essere sanata». Visco, si chiede, è «forte coi deboli, debole coi forti? O moderno sceriffo di Nottingham?». Il caso, per i leghisti Ettore Pirovano e Paolo Franco, è «a dir poco da impeachment», «un problema serio che va affrontato nelle sedi parlamentari», al più presto. Giorgio Jannone di Fi chiede formalmente a Visco di presentarsi al più presto in Parlamento «per fornire i necessari e ineludibili chiarimenti». Per l’azzurra Mara Carfagna, altrimenti, la richiesta di dimissioni sarà inevitabile. La vicenda, dice, conferma «i giganteschi conflitti d’interesse della sinistra ». Le spiegazioni alle Camere, per Italo Bocchino di An, deve darle il presidente del Consiglio. Anche lui parla di conflitto d’interessi della maggioranza, che «sa di affari e metodi che non hanno a che fare con la politica ma con metodi di altre organizzazioni non certo nobili».

Per Ignazio La Russa di An dev’essere «quanto meno» un vicepremier a rispondere in Parlamento sul caso Unipol. L’azzurra Elisabetta Alberti Casellati dà al viceministro «poche ore» per diventare «un ex del governo Prodi», per scelta sua o di chi può decidere per lui». L’interrogatorio del generale Speciale è «inquietante», per Altero Matteoli di An, che invita il Ds a chiarire, provando che si tratta di falsità o a dimettersi. «E Prodi non può restare a guardare ma ha l’obbligo di contribuire alla chiarezza ». Matteoli ricorda che dal governo Berlusconi i ministri Calderoli e Storace «si dimisero per molto meno». E proprio per Storace, questo è uno «scandalo enorme» e Visco va «cacciato su due piedi dall’esecutivo». A Maurizio Gasparri non basta: «A che ora l’arrestano? Perché siamo a livello di arresto. È una coartazione di un pubblico servizio agghiacciante».

Leggendo i verbali, commenta il centrista Mario Baccini, si resta «attoniti». Si chiede se ci siano estremi di rilevanza penale, ma comunque a Visco «non resta che prendere atto delle ombre che il suo comportamento lancia sul governo e di rassegnare le dimissioni, in attesa di fare piena luce sulla intera vicenda». Unica nota fuori dal coro quella del segretario della Dc per le Autonomie, Gianfranco Rotondi: «Basta con gli schizzi di fango. Visco è un avversario che va combattuto sul piano politico. È un galantuomo e non sta bene rispondere con la stessa misura con cui la sinistra ha attaccato i ministri della Cdl».