Bufera sul Pd: "Soldi al senatore antimafia"

Un imprenditore inquisito a Caltanissetta lancia accuse contro Lumia e altri esponenti della sinistra. Il costruttore tira in ballo anche Burtone, Crisafulli e l'ex ministro Cardinale. La replica: "E' una canaglia, mi chiama in causa perché l'ho smascherato"

Dopo l’«amico/conoscente» Francesco Agnello indagato a Monza (nel caso Penati) e coinvolto in indagini a Catania (sull’ipermercato Katanè) ecco un’altra brutta notizia per Beppe Lumia, senatore Pd, ex presidente dell’Antimafia e accusatore feroce delle mafiosità altrui. Perché nel parlare di mafia, di mafiosi e di contiguità fra politica e mafia, il presidente dei costruttori siciliani Pietro Di Vincenzo - arrestato per vicinanza a Cosa nostra e poi assolto in appello (salvo essere arrestato di nuovo nel 2010 per finanziamenti sospetti e false fatturazioni) – ai pm di Caltanissetta punta l’indice anche contro Lumia. Questo Di Vincenzo è un personaggio chiave dell’economia e della politica malata siciliana, avendo distribuito finanziamenti a pioggia. «Dazioni, non tangenti», le definisce l’interessato. Pagava per vincere appalti e per ingraziarsi i politici cui saldava pure il conto dei manifesti e delle cene elettorali.

Il Grande Elemosiniere finisce in manette a giugno dell’anno scorso. La finanza gli sequestra corrispondenze riservate, promemoria, appunti, elenchi di politici con accanto date e cifre. Carta canta. Il materiale, per la procura di Caltanissetta, è una miniera d’oro. E Di Vincenzo, dopo averla scampata dalle accuse d’aver partecipato al «tavolino» per la spartizione degli appalti insieme al «ministro dei Lavori pubblici» di Cosa nostra, Angelo Siino, capisce che stavolta se non parla sono dolori. E così sui politici, per come l’ha anticipata il settimanale S, si dilunga coi pm.

Fra i tanti, d’ogni partito, Di Vincenzo si concentra su Giuseppe Lumia, dopodiché per alcuni «contributi» sul deputato catanese dello stesso partito, Giovanni Burtone (pure lui componente dell’Antimafia) e sul collega Mirello Crisafulli (già sfiorato da indagini per esser stato filmato dai Ros, con il boss Bevilacqua, in un hotel) e molti altri. A ogni nome, Di Vincenzo dice sì o no, a seconda dei ricordi sui contributi versati. Su Lumia, a verbale, spiega di avergli fatto arrivare un presente da 100 milioni di lire. Regalo che, a sentire Di Vincenzo, il parlamentare avrebbe dimostrato di aver gradito. Agli inquirenti l’imprenditore spiega che nel corso della costruzione del depuratore di Carini, a nome di Lumia, si presentò a battere cassa «tale Tomasello, presidente del consorzio Asi di Palermo, che si occupa di pastificio». Testuale: «Io non lo conoscevo, ci siamo conosciuti e, per farla breve, mi ha chiesto soldi che a quanto mi diceva lui... sarebbero andati all’onorevole Lumia, che chiamava con un soprannome... se non ricordo male... u pumiddu (...). Lumia era parlamentare... Lumia... gli ho ottemperato, penso, di trovare nelle carte... 100 milioni o più di 100 milioni».

E ancora: «In forza del ruolo nell’associazione di categoria, quindi anche apprezzamenti da parte sua, c’è un ricordo di una riunione a Gela, nell’aula consiliare, dove lui ha avuto apprezzamenti... per la linea che stavamo conducendo come associazione dopodiché ho avuto modo successivamente di incontrare Lumia all’edicola di piazza Argentina a Roma, e ci si è soffermati a parlare qualche minuto... e in qualche maniera ho capito che questo, tutto o in parte, gli era arrivato».

Il senatore Pd non l’ha presa bene. Descrive Di Vincenzo «un mafioso e una canaglia». Lo definisce così «perché sono stato il primo politico, insieme all’onorevole Crocetta, a definirlo colluso con la mafia e lui lo sa bene perché polemizzò con me». Quanto al presunto incontro, sottolinea: «Ci sono atti in Antimafia e articoli dove lui si difende dalle mie accuse di mafia e quando a Roma mi avvicinò e si presentò lamentandosi delle mie accuse, come nel mio stile e nel mio carattere, confermai e rilanciai. Adesso se lo dovessi incontrare, non soltanto lo accuserei di mafia, ma lo prenderei anche a calci nel sedere perché oltre a essere un imprenditore mafioso, è una serpe (...). È singolare che si dia voce a un imputato di mafia senza prima verificarne l’attendibilità».

Verissimo. Ha ragione Lumia. Occorre prudenza, cautela, accortezza garantista. Quella che talvolta è mancata a Lumia, ad esempio col pataccaro Ciancimino jr.