Bufera sul registro navale a processo anche per l’Erika

L’ente di controllo navale italiano, sotto inchiesta in Egitto. E dovrà rispondere anche per il disastro della petroliera affondata in Francia

da Milano

È stato una giornata nero, quella di venerdì, per il Rina, il Registro Navale Italiano: mentre a Parigi veniva rinviato a giudizio per il naufragio della petroliera maltese Erika, colata a picco nel 1999 davanti alle coste Bretoni, nel Mar Rosso un traghetto ex Tirrenia, il «Salam Boccaccio 98», certificato dalla società italiana, veniva ingoiato dal mare con un migliaio di pellegrini di ritorno dalla Mecca e emigrati egiziani.
«Il Registro Navale Italiano - spiega un suo portavoce, l'ingegner Mario Dogliani - è a disposizione, nella massima trasparenza, delle autorità egiziane per l'inchiesta che verrà aperta sul naufragio della «Al Salam 98». I tecnici del Rina delle sedi del Cairo e di Dubai sono già a disposizione delle autorità. La El Salam 98 aveva superato positivamente nel giugno 2005 la nostra ispezione sulla solidità strutturale per cui non avevamo motivo di preoccupazione».
Il traghetto batteva bandiera panamense e, aggiunge il portavoce del Rina, «spettava all' autorità marittima dello stato di bandiera (in questo caso Panama) la responsabilità della verifica delle dotazioni di sicurezza della nave: erano i funzionari panamensi a dover svolgere le ispezioni sulle scialuppe, sui battellini gonfiabili e sulle altre dotazioni di sicurezza della «Al Salam 98».
Nel 1991 l'allora «Boccaccio» fu sottoposta a lavori di ristrutturazione: furono applicati tre nuovi ponti e, per compensare la maggiore altezza di circa sette metri, furono applicate delle controcarene per aumentare la stabilità. Il portavoce del Rina esclude che questi lavori possano aver favorito il naufragio, anche perché la nave ha navigato dopo di allora per circa 15 anni senza problemi. E nel 2003 fu sottoposta a specifica revisione.
Sul fronte «Erika» il gruppo petrolifero francese «Total» sarà giudicato per «inquinamento e complicità nella messa in pericolo della vita altrui». Oltre al gruppo francese sono stati rinviati a giudizio una quindicina fra società e persone fisiche, tra cui, appunto, anche il Registro navale italiano), imputato come persona morale, e uno dei suoi responsabili. La società italiana è accusata di aver rilasciato un certificato di affidabilità ad Erika «senza assicurarsi che lo scafo, i materiali e la struttura della nave permettessero di ottenerlo». La petroliera Erika, bandiera maltese presa a nolo da Total, si era spezzata in due parti il 12 dicembre 1999 ad una settantina di chilometri dalle coste bretoni del Finistere con 30.900 tonnellate di grezzo a bordo.