Bufera sul Tg1 di Minzolini Il Pd: tace le notizie Il direttore: è solo gossip

RomaUn minuto e mezzo per replicare al processo staliniano intentato dall’opposizione nei suoi confronti. Ieri sera il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, con un breve editoriale ha respinto le accuse del centrosinistra di non avere dato spazio alle inchieste della Procura di Bari. «Ad urne chiuse - ha detto - voglio spiegare perché il Tg1 ha avuto una posizione prudente sull’ultimo gossip: non c’è ancora una notizia certa né tantomeno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori».
Secondo il neodirettore «ipotesi investigative e chiacchiericci mediatici non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico». Già in passato, ha ricordato, si cercò di colpire il presidente Prodi con argomenti simili. L’autodifesa si è resa necessaria in seguito a quelle che il viceministro delle Comunicazioni, Paolo Romani, ha definito «minacce» e il portavoce Pdl Capezzone «fatwa», ossia la campagna anti-Minzolini sponsorizzata dal Pd e dai suoi consiglieri Rai.
Il capo d’accusa per il neodirettore del Tg1 è stato già scritto da Repubblica e da altri quotidiani: il telegiornale dell’ammiraglia non ha dato abbastanza spazio alle vicende baresi. L’arringa l’ha pronunciata con veemenza il consigliere Rai in quota democrat Nino Rizzo Nervo: «Si ricordi che deve rispondere ai milioni di cittadini che pagano il canone per ricevere un’informazione completa e non condizionata dalle amicizie personali di chi pro tempore dirige un telegiornale della Rai». Rizzo Nervo non ha escluso l’ipotesi di una defenestrazione: «Ricordi che ha sottoscritto un documento di intenti che impone correttezza e completezza dell’informazione del servizio pubblico radiotelevisivo e che la continua violazione di quegli impegni può rappresentare una giusta causa di risoluzione del rapporto di lavoro».
La manovra non si è limitata alle contestazioni di metodo. E così la litania di dichiarazioni dei parlamentari Pd ha rafforzato l’azione di disturbo. I frutti sono maturati immediatamente: il presidente della Rai, Paolo Garimberti, ha convocato Minzolini per richiamarlo al dovere di «completezza e trasparenza». Il direttore generale Mauro Masi ieri non era a Roma. Nella riunione di domani del cda sicuramente la minoranza tornerà all’attacco, ma i consiglieri in quota Pdl Verro e Gorla hanno già criticato la sortita di Rizzo Nervo.
Il presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, ha invece fissato una riunione dell’ufficio di presidenza della commissione per domani ribadendo che «le regole sull’informazione Rai vanno riscritte con urgenza». Non sono esternazioni estemporanee: il centrodestra è in minoranza nell’ufficio di presidenza e quindi la proposta di un’audizione del neodirettore, sostenuta dal Pd, potrebbe essere approvata. A quel punto si potrebbe «arrostire» Minzolini a fuoco lento. Il vicepresidente della Commissione, Giorgio Lainati (Pdl), ha fatto sapere che «non saranno consentiti processi sommari».
Un tale scenario, però, potrebbe destabilizzare lo stesso Tg1. Le polemiche accese dall’opposizione potrebbero influenzare l’esito delle votazioni della redazione sul piano editoriale del direttore. Ecco perché il capogruppo Pdl in Vigilanza Butti ha chiesto al presidente Rai Garimberti di convocare anche il direttore del Tg3 Di Bella, più sensibile ai casi pugliesi. Ecco perché il presidente dei senatori del Pdl Gasparri, ha richiamato il numero uno di Viale Mazzini «a garantire l’autonomia» di Minzolini. Per impedire che al Tg1 accada ciò che alcuni auspicano accadesse a Palazzo Chigi.
Eppure il responsabile comunicazione del Pd ha stroncato l’editoriale: «Incredibile! Augusto Minzolini è l’unico direttore di giornale e di telegiornale del mondo occidentale a considerare “non notizie” le notizie. Al Tg1 e in Rai non si era mai vista una cosa del genere». Antonio Di Pietro già mobilita le truppe. Come ha detto Paolo Bonaiuti «la sinistra sogna ancora Telekabul».