Bufera sulla Rai: Urbani e Staderini pronti a dimettersi

I consiglieri di amministrazione Rai Giuliano
Urbani e Marco Staderini hanno scritto una lettera al presidente della commissione
parlamentare di Vigilanza, Mario Landolfi, in cui mettono a disposizione il loro mandato nel cda
rimettendosi "alla volontà del parlamento". Polemico Rizzo Nervo: "Le dimissioni non si annunciano, si danno"

Roma - I consiglieri di amministrazione Rai Giuliano Urbani e Marco Staderini hanno scritto una lettera al presidente della commissione parlamentare di Vigilanza, Mario Landolfi, in cui mettono a disposizione il loro mandato nel cda rimettendosi "alla volontà del parlamento", dopo il voto della commissione sul presidente di viale Mazzini, Claudio Petruccioli. L'annuncio delle dimissioni arriva nel giorno in cui il Consiglio di amministrazione di Viale Mazzini ha iniziato l’esame del nuovo piano editoriale, presentato dal direttore generale.

Il 24 ottobre scorso la commissione di vigilanza sulla Rai aveva approvato all'unanimità dei presenti la mozione, presentata dalla Rosa nel pugno, che chiedeva le dimissioni del presidente Claudio Petruccioli. A favore della mozione avevano votato 20 rappresentanti della Commissione e cioè gli esponenti della Cdl, dell'Udeur, dell'Italia dei Valori, oltre che della Rnp.

Rizzo Nervo: "Le dimissioni si danno non si annunciano" "Un vecchio detto recita: le dimissioni si danno non si annunciano". Così il consigliere di Viale Mazzini Nino Rizzo Nervo commenta la lettera dei suoi colleghi di Cda. "Sinceramente non capisco la lettera perché il contenuto è assolutamente pleonastico. Si dice che il mandato è a disposizione, ovvero si dice sostanzialmente quello che lo stesso presidente Claudio Petruccioli ha detto rispondendo al documento della Commissione di Vigilanza. Il mandato di tutti noi è a disposizione della Vigilanza che se decide di nominare un nuovo Cda può farlo in qualunque momento, avviando le procedure di nomina. Se si vogliono presentare le dimissioni si fa ma si scrive una lettera al presidente del Cda e al collegio dei sindaci".

Merlo: "Legge Gasparri non prevede revoca cda" "La decisione di Staderini e Urbani di rimettere al parlamento il proprio mandato di membri del Cda della Rai è legittima e corretta, ma la legge attualmente in vigore dice altre cose. Per chi l’avesse dimenticato, la legge Gasparri non prevede meccanismi di revoca del cda di Viale Mazzini". La precisazione è di Giorgio Merlo (Dl), vicepresidente della commissione di Vigilanza. 

La lettera a Landolfi "La preghiamo signor Presidente di considerare la nostra attuale posizione di Consiglieri a completa disposizione del parlamento, accettando noi fin d’ora qualsiasi determinazione che la Commissione da lei presieduta vorrà assumere in proposito". Si conclude così la lettera inviata dai consiglieri di amministrazione Rai, Giuliano Urbani e Marco Staderini al presidente della commissione parlamentare di Vigilanza Mario Landolfi.

"Caro Presidente - scrivono i due consiglieri - le recenti iniziative, governative e parlamentari, variamente riguardanti il funzionamento del Consiglio di amministrazione della Rai del quale facciamo parte, crediamo ci diano il diritto e il dovere di precisarle quanto segue, proprio nelle sue vesti di presidente della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radio televisivi. Ci riferiamo - in primo luogo - all’atto governativo che ha condotto alla sostituzione del Consigliere Petroni (con modalità e motivazioni che ci appaiono in clamorosa violazione con quanto espressamente previsto dalle leggi vigenti, in particolare dalla legge n. 112, del 3 maggio 2004, art. 20, comma 4). E - in secondo luogo - ci riferiamo anche all’auspicio espresso recentemente con un voto della Commissione da lei presieduta, finalizzato a sollecitare immediate dimissioni del Presidente Petruccioli dalla carica oggi ricoperta. Per il rispetto che tutti dobbiamo alle leggi (specialmente nel caso di una loro violazione così palese) - proseguono i due consiglieri rivolti a Landolfi - e alle volontà espresse dal parlamento, riteniamo che sarebbe per noi assolutamente irresponsabile comportarci 'come se' questi due atti non fossero stati compiuti e, oggi, non ci riguardassero in alcun modo!"

"Riteniamo invece, e per contro, che ambedue gli atti citati costituiscano oggettivamente una evidentissima alterazione delle regole formali e degli stessi presupposti politici che furono all’origine della nostra nomina, nonché (cosa assai rilevante per l’azienda Rai) delle più elementari modalità di funzionamento dello stesso Consiglio di amministrazione".

Da qui la chiusa della lettera in cui si annuncia a Landolfi "di considerare la nostra attuale posizione di Consiglieri a completa disposizione del Parlamento, accettando noi fin d’ora qualsiasi determinazione che la Commissione da lei presieduta vorrà assumere in proposito".