«La buffa persecuzione di chiamarsi Franco Sensi»

Libero professionista, sposato, amante della moto e delle nuove tecnologie. Con un’omonimia che lo perseguita da quando un signore che si chiama come lui ha comprato la Roma.
Cosa significa chiamarsi Franco Sensi?
«Nel privato nessun problema, so chi sono. Nel pubblico, una crisi d’identità pazzesca. Vorrei riappropriarmi della mia identità».
Conosce il suo omonimo?
«Non ho mai avuto il piacere anche se, ironia della sorte, per molti anni abbiamo abitato a poche centinaia di metri di distanza».
Pro e contro: prova a raccontare qualche aneddoto?
«Pro: al telefono è facile trovare posto in un ristorante, a meno che non risponda un laziale. Una volta un ristoratore mi ha chiesto di poter conservare copia cartacea della transazione con la carta di credito con sopra esposto il mio nome... E il mio commercialista ha ottenuto una rilevante consulenza da una grande azienda solo perché il titolare di quest’ultima ha creduto che il presidente della Roma fosse suo cliente».
Nessuno svantaggio?
«Nulli, a parte telefonate di minaccia, insulti o consigli tattici a domicilio. E l’ossessivo copione di ogni volta che dico il mio nome: lo stupore e quella battuta: ma lei si chiama come il Presidente della Roma!».
Qualcuno le ha mai risposto: «Sì, e io sono Napoleone»?
«Diverse volte il mio interlocutore ha pensato a uno scherzo e ho dovuto produrre un documento d’identità, con successivo copione di incredulità. Una volta all’ufficio postale un’impiegata mi ha chiesto educatamente se fossi al corrente del progetto delle Poste di aprire prima o poi un ufficio a Trigoria»...
Va bene, dottor Sensi, getti la maschera: chi comprerà la Roma durante la prossima campagna-acquisti?
«Le contro-domando: è previsto il reato di crudeltà nell’esercizio della professione giornalistica?».