Buffon, che paracadute Turchia: rimonta storica

Il portierone: &quot;Ho chiesto scusa perché non ci si deve vergognare. Se finisse bene vorrei che i tifosi ci ringraziassero. Stesso clima di Berlino, ma qui abbiamo pagato gli episodi&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=269353" target="_blank">Incredibile Terim:</a></strong> da 0-2 a 3-2, fuori i cechi

Baden - «Ho un tarlo nella testa», ammette Daniele De Rossi a un certo punto. A furia di sentire puzza di bruciato proveniente da Berna, dalla sfida Olanda-Romania cioè, c’è il rischio di servire, martedì sera, contro la Francia, un risultato insipido e insufficiente. «E invece noi dobbiamo fare la prova della vita», suggerisce Gigi Buffon, il paracadute della Nazionale aperto sull’orlo dell’eliminazione. Capace di presentarsi dinanzi alle telecamere e chiedere scusa ai tifosi italiani per quelle tre bastonate sulla schiena rimediate dall’Olanda. «Non sono affatto pentito, sentivo di pronunciare quelle parole, fotografavano il mio stato d’animo» così tiene il punto, difeso con le unghie anche dinanzi a Donadoni, di parere diverso nella circostanza («ma non c’è stato bisogno di un confronto aspro» chiarisce).

Se sei Buffon, capitano in pectore e facente funzione dell’Italia campione del mondo, puoi anche decidere di andare incontro ai paisà di Berna, di guardarli in faccia e di dire una frase cruda, cruda, ma giusta. «Quando si dà il massimo, nella vita come nello sport, non ci si può vergognare», puntualizza assalito da una voglia matta di non chiudere qui l’avventura. «Se dovesse finire bene non voglio le scuse dai tifosi, spero che ci ringrazino. Io ci credo», aggiunge e scommette, non per fare lo spaccone come gli capitò nei viaggi dall’albergo allo stadio durante il mondiale. All’epoca, per trasferire sicurezza nei sodali, sfidava Gattuso e Cannavaro: «Tranquilli, nessuno mi farà gol». E poi accadeva puntualmente. E i suoi commentavano stregati: «Ma chi sei, Mandrake?».

Già, il benedetto mondiale. A due anni di distanza, non un secolo dopo, l’Italia di Duisburg sembra un’altra nazionale, piccola e meschina, spuntata e indifesa. «Eppure l’atmosfera è la stessa», assicura Buffon che non può declinare le altre differenze sotto gli occhi di tutti, le assenze di Nesta, Totti e Cannavaro, in panchina un debuttante invece di quel volpone di Lippi, per non ripetere dei veleni di Calciopoli che si trasformarono in vitamine preziose. «A dirla tutta, l’unica vera differenza che io colgo è negli episodi: non abbiamo avuto una buona stella», la convinzione del numero uno. Come vedete c’è un minuscolo accenno agli errori degli arbitri. «Siamo rimasti penalizzati da 3 episodi, io chiedo solo più bravura, Michel è una garanzia. Non cerchiamo alibi. Il calcio è capace di restituirti quello che ti ha tolto. Pensate al Portogallo 2004: eliminati con 5 punti. Magari stavolta passiamo con 2 punti, io credo nei colpi di scena», indovina, precisando di aver preso nota dei calcoli astrusi che rendono credibile l’ipotesi della qualificazione con due pareggi, «ma non sono in grado di ripeterla, mi è venuto il mal di testa», scherza Gigi tornato Nembo Kid su quel rigore di Mutu respinto senza riuscire a soddisfarlo. «Sono tornato in albergo e mi sono detto: bravo, ma potevi fare meglio», racconta per dare l’idea del portiere perfetto.

La verità, mai detta dall’interessato e sempre scritta dalla critica, è che stavolta Gigi Buffon è ancora più solo, senza un minimo di scorta calcistica, senza il capitano Cannavaro, per esempio. «Non buttate la croce addosso a Materazzi», è il suo invito generoso. «Giocheremo anche per Donadoni», aggiunge per suggerire l’idea di un blocco unico. «Cassano è molto più maturo, si comporta in modo encomiabile, in albergo gli sono sempre vicino, spero diventi il nostro eroe positivo, è stato intelligente con la Romania a non tentare colpi ad effetto» la benedizione di quel ragazzo che può diventare, alla sua età, il santo protettore dell’Italia o l’ultima fatale illusione. «Ce la faremo, non vogliamo buttare nel wc quel che abbiamo conquistato in Germania» è l’ultimo pensiero di Buffon per niente spaventato dalla pressione. «Quando ero in serie B avevo nostalgia di questa atmosfera», riflette Gigi. Il paracadute Buffon è aperto. Speriamo serva a evitare una rovinosa caduta.