Buffon predica prudenza «Dobbiamo stare attenti ogni errore si paga caro»

Il portiere avverte: «Non sottovalutiamo gli avversari. Li vedo molto disinvolti. A questo punto nessuno è tanto fresco e le differenze si assottigliano»

nostro inviato

a Kaiserslautern
Le inquietudini di Buffon («i rigori già agli ottavi proprio no...»), le pressioni patite da Toni («mai così forti, sarà che non ho mai fatto una competizione così importante»), la solita attesa di Iaquinta («sono pronto ma non so se gioco») che stavolta dovrebbe essere premiata con una maglia da titolare. Nel mezzo un po’ di allegria, che non guasta nella vigilia più delicata del nostro mondiale già al primo bivio importante. «Il barbiere degli azzurri si chiama Massimo Oddo», la rivelazione di Simone Perrotta, ultimo «cliente», insieme a Gilardino, del calciatore laziale. «Era da tempo che volevo portare i capelli più corti, non è un rito scaramantico», precisa il romanista che si riferisce al nuovo look sfoggiato dalla maggior parte degli azzurri.
Si torna a Kaiserslautern dopo nove giorni e la mezza stecca con gli Usa. Stavolta non potrà andare allo stesso modo: il pareggio non è ammesso, perché per Italia e Australia è un dentro o fuori. Che potrebbe anche risolversi con la lotteria dei rigori. «Io l’ho tirato solo una volta, nei quarti di coppa Italia contro la Fiorentina», confessa Perrotta. «Speriamo che non ci siano. Se si comincia ora, stiamo freschi», scherza Buffon. Che dispensa un consiglio da veterano. «Si può giocare in contropiede e fare una partita intelligente, perché non provarci? Giocando di rimessa, possiamo fargli molti gol».
Nei giorni scorsi aveva espresso parole di elogio per l’Australia. «Sarà una partita difficile, quella australiana è una squadra che non bada solo a difendersi, quando attacca attacca con diversi giocatori. E Hiddink è un allenatore al di sopra della norma. È vero che fanno un calcio simile a quello degli Stati Uniti contro i quali abbiamo sofferto. Ma da parte loro ho visto che c’è anche molta sicurezza, ostentano una disinvoltura e una fluidità di gioco che prima erano difficili da vedere in squadre come questa». Ma l’Italia ha il blasone dalla sua. «Non partiamo dal presupposto di essere migliori, abbiamo massimo rispetto degli avversari. Ora siamo arrivati in una fase in cui ogni errore si paga a caro prezzo». E qui arriva il messaggio chiaro di chi ha un mondiale e un europeo falliti nel suo curriculum personale. «Credo che le lezioni precedenti ci sono servite e probabilmente ci serviranno anche adesso. Non so se esploderemo o saremo quelli dell’ultima partita con la Repubblica Ceca. L’unica cosa certa è che tanto fresco non sei più, arrivato a questo punto del torneo, questo spiega il perché la differenza di valori tecnici tra squadre favorite e outsider tende ad assottigliarsi».
Arriva Luca Toni, sa che lo aspetta un fuoco di domande sul possibile modulo lippiano e sul suo eventuale impiego. Lui svicola sul quiz se ci sarà lui o Iaquinta. «Non lo so davvero, né mi illudo per la partitella con Gilardino e Totti. Si provano sempre tante cose, Lippi darà la formazione solo all’ultimo, prima di andare allo stadio e sarà così anche questa volta». Ma poi non può sottrarsi al commento della sua esperienza mondiale, finora più ombre che luci e ai margini del palcoscenico azzurro. Una partita e mezza e zero gol, dopo gli squilli di un campionato da capocannoniere e di una stagione azzurra da protagonista. Ora invece la panchina. «Ero abituato bene, panchina vera non ne ho mai fatta negli ultimi anni. Mi è capitato solo una volta, in coppa Italia, con la Fiorentina: ora mi manca il gol, ma non sono affatto deluso delle mie prestazioni, non penso che il mio mondiale sia un disastro. A stare in panchina si soffre più che a stare in campo, lì almeno puoi sfogare la tensione». Puntuale la reazione alle critiche. «Sono il Toni di sempre, quello di Firenze. Anche se non segno e il gol mi manca. Ci terrei a farlo, in qualsiasi modo, ma l’importante è che vada avanti l’Italia. Non so se giocherò domani però mi dà fastidio sentir dire che non mi impegno in allenamento, che non fatico. Davvero buffo: lo so, questo è il gioco, il gol non arriva e qualcuno si diverte su di me». La favola del novello Paolo Rossi sembra essere già finita. Potrebbe sollevarlo l’arrivo della fidanzata portafortuna Marta Cecchetto. «Una pressione così non l’avevo mai vissuta: la Champions non l’ho giocata. Ora non so se soffro questo peso: ripeto, il gol mi manca, però non mi interessa che questo sia il mondiale di Toni. Mi basterebbe fosse il mondiale dell’Italia».
Perrotta avverte: «Il campo è migliore di quello di Amburgo, ma mi sembra più duro. La pioggia potrebbe ammorbidirlo». Fra gli ultimi passa Iaquinta: «Una o due punte? L’altra volta Lippi ha fatto bene, ci siamo adattati agli avversari. Sono carico e pronto, anche se non so se giocherò». Probabilmente lo farà, giusto per adattarci all’Australia.