Buffon: «Il rigore di Napoli? Volevo tirarlo a Berlino»

«In finale chiesi a Lippi di calciarne uno ma sarebbe stata una sfida alle coronarie degli italiani. La squalifica di Marco? Per la sua storia, l’Italia merita più rispetto»

Marcello Di Dio

nostro inviato a Firenze

La rabbia per lo “schiaffo” subito da Materazzi, ma anche per l’accanimento nelle pene inflitte alla Juventus. Che lui non vuole abbandonare. Dalla vittoria mondiale alla dura realtà della serie B, Gigi Buffon è sempre lo stesso: sorridente e disponibile. E dopo il rigore calciato a Napoli in Coppa Italia, rivela un retroscena legato alla finale di Berlino: «Quella sera chiesi a Lippi di tirarne uno, ma i cinque rigoristi erano già stati scelti. Il sesto? Non credo che avrei tirato neanche quello, sarebbe stata una sfida alle coronarie degli italiani. Il cucchiaio? Per carità, non l’avrei mai fatto».
Buffon, domani chiude il mercato estivo. Ha deciso di restare alla Juve.
«Sì e non rimpiango la mia scelta. È un gesto di riconoscenza verso una società che mi ha dato la possibilità di farmi conoscere a livello mondiale. Ed è stata anche una scelta sentimentale, avrei potuto capitalizzare la vittoria tedesca, ma certe scelte alla fine ritornano, ne sono convinto».
Sa che i calciatori possono rescindere il contratto con i propri club per giusta causa?
«Lo sapevo, ma non mi sembrava giusto farlo. Sarei andato via solo se la Juve fosse rimasta in A. Richieste? Solo una della Roma in prestito che la dirigenza bianconera ha rifiutato. Io ho dato la disponibilità di rimanere, poi deciderà la società cosa fare. Ma non credo che sarò ceduto».
Altri suoi compagni hanno fatto scelte diverse. E anche Trezeguet e Camoranesi ora chiedono di andar via.
«Hanno fatto le loro scelte e sono decisioni che vanno rispettate. David? Rispetto la volontà di ognuno. Con Mauro parlo spesso, ma le situazioni personali sono cose private».
Bari, Cesena, Napoli. E più avanti arriveranno Crotone, Frosinone, Albinoleffe. Si sta abituando alla nuova realtà?
«Ora non trovo tifosi davanti all’albergo e passeggio indisturbato. Diciamo che trascorrerò un anno sabbatico, l’importante è non addormentarsi troppo...».
Come valuta la sentenza sportiva sulla Juventus?
«Non entro nel discorso del Tar, il Cda della società ha preso le sue decisioni. Né guardo al Milan in Champions League. Io sono pronto ad accettare la serie B e il –17 in classifica se è giusto. Ma la sentenza deve essere per tutti allo stesso modo. Mi sembra invece che su di noi ci sia stato un certo accanimento, era quello che l’opinione pubblica voleva vedere».
Ma lei è arrabbiato con Moggi e Giraudo?
«No, non è possibile quando hai lavorato con loro per cinque anni. A nessuno in quel calcio piaceva sottostare al potere del nostro direttore generale, e se lo ha fatto vuol dire che tutto il sistema lo sapeva e lo accettava. E alla fine la sensazione che mi resta è che l’unico scudetto regalato alla Juve è quello che l’Inter ha perso a Roma. Scudetto degli onesti? Le penalizzazioni per qualcuno sono state un alibi...».
Del Piero ha detto: nessuno rimpiange Capello.
«Col precedente allenatore non ho mai avuto scontri personali: la sua durezza garantisce vittorie, ma ogni tanto se fosse un po’ più morbido, più normale, non sarebbe male».
Bello reindossare la maglia azzurra con la quale è arrivato un successo storico.
«Con la B, la nazionale diventa ancora più importante: per me è sempre prioritaria. Vittoria dimenticata? Il tripudio me lo aspetto quando scenderemo in campo, un successo che non si può rimuovere: capita ogni quarto di secolo».
Si discute ancora sulla squalifica di Materazzi.
«Dire che le due giornate di squalifica a Marco siano scandalose è riduttivo: semplicemente un precedente assurdo».
Campana parla di pregiudizi di Blatter verso l’Italia.
«Di sicuro ognuno ha una sua squadra del cuore, qualcuno per cui tifa. Ma non vedo perché dobbiamo pagare noi italiani: meritiamo rispetto, e non solo per la vittoria della Coppa del Mondo. Nella storia del calcio abbiamo fatto qualcosa. Il comportamento della Figc? Accettare una punizione simile senza chiedere un briciolo di spiegazioni non è giusto, non è accettabile. Ai bambini alla loro prima partita si dice sempre: Se ti provocano non reagire. Gli organi competenti non l’hanno mai sentito? Se non conoscono il calcio, farebbero bene ogni tanto a giocare qualche partitina...».
Il 6 settembre a Parigi l’Italia troverà uno stadio in ebollizione...
«Il clima creato dai tifosi sarà rovente. Ne ho parlato con Trezeguet, noi giocatori siamo persone di buon senso. Per la Francia è una rivincita, per noi l’occasione per dimostrare che non siamo inferiori».