Buffon: «Tutti ci invidiano. Sheva? Mi fece gol ma voleva crossare»

«I giudizi degli altri non mi tolgono serenità. Mi fido di Cannavaro e Barzagli, uno che non si intimorisce facilmente e che conosce il bomber ucraino»

Marcello Di Dio

nostro inviato ad Amburgo

Dici il nome Shevchenko e lui ricorda soprattutto quel rigore di Manchester con il quale l’attaccante ucraino strappò alla Juventus la Champions League. Gigi Buffon da allora è allergico alle partite concluse con i tiri dal dischetto. «E dire che da bambino sognavo sempre di vincere ai rigori, sono una delle cose belle del calcio. Poi è arrivata la finale di Manchester...». E la delusione per una Coppa sfumata dagli undici metri. «Ora non guardo nemmeno più i rigori dei miei compagni di squadra, come è successo con quello di Totti a Kaiserslautern. Troppo stress, mi emoziona di più vedere la gioia di chi lo segna o anche solo dei tifosi, tanto capisco lo stesso... E comunque preferirei chiudere la pratica già prima».
Ma al portiere juventino, candidato insieme ad altri quattro colleghi dalla commissione tecnica della Fifa per l’All Star di Germania 2006, il nome di Shevchenko evoca anche sfide importanti per lo scudetto. «Non mi ricordo quanti gol mi ha fatto, buon segno, vuole dire che sono pochi...». E in effetti, rigore di Manchester a parte, è accaduto solo tre volte. La prima fu nella stagione d’esordio di Buffon alla Juve: era il 9 dicembre 2001 e a San Siro dopo ventitré minuti l’ucraino partì dalla destra, seminò qualche avversario e poi effettuò un tiro impossibile che si insaccò sotto la traversa. «Secondo me, voleva solo crossare...», il commento del portiere azzurro che mentalmente rivede al ralenti l’azione di Shevchenko. Del Piero riuscì poi ad evitare la sconfitta juventina.
Nella stagione successiva, il 22 marzo 2003, ancora un gol subìto a Milano e fu una rete lampo: al 3’ Buffon riuscì a respingere la prima conclusione del bomber rossonero, ma poi Sheva raccolta la respinta si accentrò e con la difesa della Juventus addormentata, depositò nella porta sguarnita. Nedved e Inzaghi, che diede la vittoria al Milan, completarono il tabellino marcatori. L’ultimo dispiacere dato a Buffon, in ordine di tempo, è la rete al 25’ del primo tempo nella sfida del 14 marzo 2004: fu il primo gol a Torino di Sheva, che di testa su splendido cross di Seedorf (poi autore di una doppietta per il 3-1 finale, segnò anche Ferrara per i bianconeri) fulminò Buffon.
Pirlo, ormai ex compagno di squadra del Milan, ha sentito mercoledì Sheva al telefono: «Ci siamo fatti solo un in bocca al lupo». I segreti del bomber ucraino li ha già detti agli altri azzurri e a Buffon durante la riunione tecnica dedicata all’avversario dei quarti. E stasera il numero uno azzurro vuole «blindare» la rete, finora violata in Germania dall’autorete di Zaccardo e chiederà aiuto alla difesa d’acciaio. Che avrà un’inedita coppia di centrali dal primo minuto: l’esperto Cannavaro e il quasi debuttante Barzagli. «Non mi sembra che Andrea si faccia intimorire, Shevchenko l’ha incontrato già tante volte in campionato – dice Buffon -. E poi ha la testa libera, pare la mia... Comunque l’Ucraina un po’ ci somiglia visto che rientrano e corrono tutti. Abbiamo rispetto e non paura, loro non sono solo Shevchenko: il fatto di conoscerlo bene diventa un vantaggio se gli si dà la giusta importanza. E noi abbiamo comunque qualcosa in più sotto il profilo tecnico». Ma non diamo spettacolo, tanto che la stampa estera ci ha definiti parassiti e cavernicoli. «Preferisco essere un cavernicolo e arrivare in finale che fare bel calcio e magari uscire agli ottavi – dice ancora il portiere della Nazionale -. Comunque i giudizi degli altri non mi tolgono serenità, guardo ai fatti. Credo che sono discorsi che ci portiamo avanti da anni, ma su quattro partite qui al Mondiale almeno in due abbiamo creato tantissime occasioni. E avevamo un atteggiamento molto offensivo con due punte e una mezza punta. I miei compagni, specie Fabio (Cannavaro, ndr) stanno disputando un Mondiale strepitoso». Pirlo sostiene che i tedeschi ci criticano e ci attaccano, pensando di doverci affrontare in semifinale, perché hanno paura di noi nel ricordo della partita di Firenze. «Io penso che ci sia anche un po’ di invidia nei nostri confronti – è il giudizio di Buffon –, in fondo abbiamo grandi difensori come Cannavaro e Nesta. Non è un soli contro tutti, facendo così alla fine perdi sempre, partiamo dal presupposto che siamo un gruppo unito».
Ma a non credere all’Italia è anche Platini, che non ci vede favoriti per la vittoria finale. «È un parere, detto in maniera pacata e non offensiva, la sua opinione è rispettabile. Ma la nostra idea, arrivati a questo punto, è di provare a raggiungere la finale. Se andiamo avanti il nostro Mondiale assumerà un altro colore, pensando a tutte le problematiche e al fatto che non è stato facile prepararsi con quello che sta accadendo nel nostro calcio». E a un cronista straniero che gli chiede chi preferirebbe incontrare tra Germania e Argentina risponde: «State andando troppo avanti, c’è ancora l’Ucraina». Perché l’esperienza gli ha insegnato a fare un passo alla volta.