Buffon: "Il vero segreto? Il nostro amore per la maglia azzurra"

Il portiere della Nazionale: "L’unica cosa buona è che si parte da 0-0. E non sempre vince la squadra migliore"

Kiev Il manifesto della finale di Gigi Buffon è scritto, come al solito, sulla sua pagina di Facebook. «Mi viene in mente uno striscione dei tifosi foggiani (preparato per Foggia-Juve 2 a 1 del ’92, ndr): è meglio soffrire per gioire che illudersi e poi morire».

Scusi Buffon, si ricorda cosa disse dopo la Croazia? Disse: noi italiani non vinceremo l’europeo ma… Ecco: è sempre dello stesso avviso?
«Eravamo all’inizio del torneo. Feci allora quel pronostico e confermo oggi che c’era e c’è tuttora una squadra che manifesta la propria superiorità, è la Spagna. Purtroppo ce la ritroviamo davanti. L’unica cosa buona è che si riparte dallo 0 a 0».

Sempre dopo Spagna-Croazia disse: ci ricorderemo della lealtà degli spagnoli e saremo pronti a restituire il favore. Non adesso, naturalmente…
«L’ho detto e sono pronto a ripeterlo perché nel calcio non esiste la riconoscenza. La Spagna si è comportata in modo esemplare come fece già l’Olanda nel 2008».

C’è un motivo per il quale secondo Buffon è giusto che l’Italia vinca questo europeo?
«Nello sport vincono quasi sempre i più bravi e i migliori. Nel calcio invece la differenza tra vincere o perdere è molto piccola, quasi impercettibile. La Spagna ha più probabilità di vincere, questo è sicuro, ha grandi interpreti e una squadra solida che gioca a memoria. L’Italia invece è la grande sorpresa dell’europeo».

Come può spiegare questa capacità dei calciatori italiani di rendere al meglio nelle difficoltà?
«Perché nessuno conosce quale sia l’amore dei calciatori italiani per la maglia azzurra. Questa è la forza che spesso ci consente di andare oltre ogni limite, tecnico, fisico, coagulando un gruppo che è poi il nostro autentico segreto».

Si può dire che Balotelli è stato fin qui la fortuna dell’Italia o il contrario e cioè che l’Italia è stata la fortuna di Balotelli?
«Mario ha fatto bene, ha qualità immense da mettere in mostra ma ha avuto due grandi fortune: di arrivare in un gruppo costituito da grandi campioni e di trovare un allenatore che lo ha fatto rendere al meglio. Lui ha voluto e cercato il successo ma il merito è anche degli altri».

Come ha fatto Prandelli a cambiare la mentalità del calcio italiano, cancellando la scomoda etichetta del catenaccio?
«Il ct ha indicato la strada, noi gli siamo andati dietro. E lui ha guidato il cambiamento che soltanto due anni fa, al ritorno dal mondiale in Sud Africa, sembrava impossibile da realizzare».

Aspettano tutti il duello spettacolare tra Xavi e Pirlo per decidere il prossimo Pallone d’oro: non sarà decisivo quello a distanza tra Buffon e Casillas?
«Di Casillas ho sempre pensato bene, anzi benissimo. So che è uno dei più forti nel ruolo. Io invece sono lo stesso di un anno quando venivo messo al 150esimo posto nella classifica mondiale dei portieri».

C’è qualcuno dei calciatori spagnoli che non vorrebbe vedere in campo?
«Se facessi un nome, a dispetto degli altri, sarebbe una mancanza di rispetto per un gruppo di grandi giocatori che hanno dominato in tutto il mondo negli ultimi anni. E perciò sono pronto a far loro i miei complimenti. Così come aggiungo: voglio che ci siano tutti, nessuno escluso».

Avverte una qualche sensazione che le ricorda Berlino 2006?
«Le emozioni sono le stesse. Per sapere se finirà allo stesso modo bisogna avere un po’ di pazienza».