La buffonata dello scudetto 2006 La Federcalcio non può revocarlo...

La Figc: "Lo scudet­to del 2006 non può essere revoca­to in q­uanto non c’è mai
stato un at­to amministrativo che lo assegnas­se all’Inter&quot;. E' il parere dei giuristi del calcio convocati da Abete in vista del consiglio di lunedì. <strong><a href="/sport/agnelli_pronti_ad_azioni_legali_il_calcio_si_gioca__credibilita/15-07-2011/articolo-id=535047-page=0-comments=1#commenta">Agnelli: &quot;Pronti ad azioni legali. Il calcio si gioca la credibilità&quot;
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Eccola la buffonata. Il calcio non decide, il calcio si copre di ridi­colo, il calcio si nasconde dietro la più sottile delle scuse: «Lo scudet­to del 2006 non può essere revoca­to in q­uanto non c’è mai stato un at­to amministrativo che lo assegnas­se all’Inter». Ha detto così la Figc, ieri. Proprio così. La più folle delle frasi e la più insensata delle «sen­tenze » rende il calcio meno serio che mai, meno credibile di sem­pre.

Perché se quelle parole hanno un significato è questo: quello scu­detto nessuno lo ha assegnato. E se è così, allora non c’è. E se non c’è, toglietelo all’Inter,ma non per l’In­ter, ma per la coscienziosità di un movimento che non perde occasio­ne per calpestare la sua dignità. Perché qui bisogna essere sem­plici una volta per tutte per evitare di fare la figura dei cretini totali: la Figc non può lasciare nel vago la gente, né sottintendere il cavillo da azzeccagarburgli che ingrippa il meccanismo. Il gioco è questo, d’altronde: tecnicamente l’Inter ha vinto quel campionato perché le due squadre che l’hanno prece­duta sono state penalizzate. Quin­di non c’è qualcuno che ha detto: «Lo scudetto è suo».C’è che la clas­sifica è stata rivoluzionata ed è fini­ta con l’Inter in testa. Revocarlo, quindi, dicono i Ponzio Pilato del­la Federazione, non si può, perché non c’è un atto formale che lo ha consegnato ai nerazzurri. Roba da non credere: pensano che la gente, interisti compresi, viva sulla Luna.

Pensano di poter chiudere così una questione che accende le pole­miche da cinque anni. Non si può, non è giusto: la Federazione ha cre­ato questo caos e la Federazione lo deve risolvere. Qui non c’entra essere interisti, juventini, milanisti o di qualunque altra squadra. Qui c’è da essere onesti: lo scudetto non doveva es­sere assegnato, come accaduto già in passato. La classifica di quel campionato non era corretta? Allo­ra non esisteva il torneo. L’Inter sa­rebbe andata in Champions co­munque. Decidere a tavolino che lo scudetto scivolava alla terza in classifica per sentenza della giusti­zia sportiva è stata una forzatura che ha un nome e un cognome, è stata una scelta di politica pallona­ra precisa: dare il senso della puli­zia dello sport dopo «l’inquina­mento » di Calciopoli. Bene, se for­zatura è stata fatta allora, forzatura avrebbe potuto essere fatta ades­so. Invece no. Invece adesso si in­ventano clamorose arrampicate sugli specchi delle norme e dei commi.

Il miglior modo per essere dei politici pallonari senza credibi­lità è non sapersi assumere le re­sponsabilità: per quanto impopo­­lari, le scelte vanno fatte e le deci­sioni vanno prese. O sì o no, punto. Giusto o sbagliato. Semplice: lavar­si le mani, scaricare la responsabili­tà, cercare un appiglio per scansar­si può soltanto dare alla gente la conferma che «mondo è stato, mondo è e mondo sarà». Cioè che esiste un Palazzo distante dalla strada e dagli stadi che gestisce co­me un burattinaio il nostro desti­no, compreso quando decide di non prendere una decisione.

È come dire che Calciopoli c’è ancora: una Spectre che al di sopra di tutti fa e disfa, sceglie o non sce­glie. Fregandosene di tutto e di tut­ti, e pensando evidentemente che il potere non comprenda delle fre­gature come quella di prendere la decisione al momento giusto. Giu­sta o sbagliata che sia, non impor­ta. Si decide. Altrimenti si certifica di essere inutili.