«Buffone» a Berlusconi? «Utile critica sociale»

Forza Italia: «Siamo allibiti. La sentenza è un’istigazione a insultare qualsiasi cittadino»

da Milano

Per la Corte di cassazione dare del «buffone» al presidente del Consiglio e dirgli «fatti processare, rispetta la legge, rispetta la democrazia o farai la fine di Ceaucescu e di don Rodrigo» non è un insulto. Anzi, ha una «utilità sociale» per il suo carattere di «critica politica» rivolta nei confronti di un uomo pubblico. Queste in estrema sintesi le motivazioni della sentenza con la quale i supremi giudici avevano annullato la condanna inflitta al freelance Pietro Ricca per l’invettiva contro Silvio Berlusconi. E naturalmente si accende la polemica. E se Ricca esulta, numerosi esponenti del centrodestra protestano, si dicono allibiti e parlano di «istigazione all’insulto».
Nel febbraio del 2005 il giudice di pace di Milano aveva comminato una multa a Ricca per aver «offeso l'onore e il decoro di Silvio Berlusconi» il 5 maggio di due anni prima nel Palazzo di giustizia di Milano a margine di un’udienza del processo Sme nella quale l’allora premier aveva rilasciato dichiarazioni spontanee. Ma secondo la Cassazione il magistrato milanese «aveva estrapolato dalle frasi pronunciate dal Ricca il solo termine oggettivamente offensivo, negando l’esercizio del diritto di critica e omettendo di contestualizzare, come dovuto, l’esternazione». Quell’invettiva, hanno scritto i supremi giudici, «ebbe una utilità sociale intesa come interesse della collettività alla manifestazione del pensiero» e ha il carattere della «critica politica», della quale «è confermata l'evocazione del dittatore romeno Ceaucescu e del personaggio manzoniano simbolo di sopraffazione e arbitrio (don Rodrigo)».
Ricca, che subito dopo l’episodio aveva dichiarato di avere detto a Berlusconi non «buffone» ma «puffone» e che durante l’ultima campagna elettorale è stato protagonista di un alterco anche con Piero Fassino, ha commentato le motivazioni della Cassazione dichiarando che «ci vuole tempo ma alla fine la ragionevolezza prevale». «Mi auguro - ha aggiunto - che i nuovi governanti si dimostrino più tolleranti verso il dissenso, oltre che più rispettosi delle leggi».
«Allibito» si dice, invece, Nicolò Ghedini, legale dell'ex premier. «La sentenza non è preoccupante per Silvio Berlusconi - ha spiegato il parlamentare di Forza Italia - ma per qualsiasi cittadino, che potrà essere offeso tutte le volte che qualcuno riterrà di poterlo fare per il ruolo che ricopre. Si dà licenza di offendere i cittadini solo perché ricoprono cariche pubbliche».
Per Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore nazionale di Forza Italia, la sentenza è una «istigazione all'insulto. È evidente che non c'è limite alla faziosità politica». Ironizza il deputato azzurro Osvaldo Napoli: «Con questa sentenza la Cassazione trasforma in certezza quella che per alcuni era più di un sospetto: nelle aule dei Tribunali si fa politica e chi desidera inveire contro un premier può farlo liberamente poichè si trova nel posto giusto».