La bugia del Professore «Il Financial Times? Criticava Berlusconi...»

Prodi prova a capovolgere l’attacco del quotidiano britannico. Poi è costretto a correggersi: «Quella non è un’opinione nuova»

Anna Maria Greco

da Roma

Non è che sbagli il Financial Times, non sa leggere chi interpreta l’analisi del condirettore Wolfgang Munchau come un attacco al Professore. Mentre invece, l’obiettivo è il Cavaliere. «Non sta sparando sul governo Prodi, ma esclusivamente sul governo Berlusconi», dice il leader dell’Unione a Sky Tg24, senza tema di rimanere impigliato nell’ardua piroetta.
Per il quotidiano britannico l’Italia rischia l’uscita dall’euro perché la ricetta economica di Romano Prodi è «sbagliata» e la sua maggioranza così risicata da non poter realizzare neppure l’«insufficiente» programma? «Se la situazione è difficile - insiste il Professore - è per colpa del governo Berlusconi. Noi dimostreremo una grande politica e vedremo cosa scriverà il Ft fra qualche tempo». Più tardi Prodi assicura a una radio olandese che l’Italia resterà nell’euro. «Soprattutto, voglio che ci rimanga risanata nei conti e con un debito in calo». Quel debito «calato vorticosamente» con il suo governo (che non aveva «certo maggioranza governativa più forte di oggi») e che ha ripreso a crescere negli ultimi due anni del governo Berlusconi. Quella del Ft «non è un’opinione nuova», ma il suo scetticismo sull’Italia è stato smentito dai fatti e all’Europa Prodi chiede «serietà, severità ma anche un po’ di pazienza». «Ho bisogno - dice - di un po’ di tempo per rimettere l’Italia nel cammino giusto».
Ma il quotidiano contesta proprio la direzione che si vuol prendere. «Un programma di riforme economiche radicali - scrive Munchau - dovrebbe focalizzarsi sui sistemi retributivi e sulla regolamentazione dei mercati dei prodotti e dei servizi. Prodi propone quello sbagliato, incentrato su riforme dal lato dell’offerta, le stesse che hanno fallito in altri Paesi europei». L’opinionista, dunque, critica il leader dell’Unione ed entra nel merito dei suoi impegni di governo. Quello uscito dalle urne è il «peggior risultato immaginabile», aggiunge, perché «la ristretta maggioranza su cui può contare Prodi potrebbe non consentirgli di attuare il già insufficiente programma».
Un avvertimento che l’ex presidente della Commissione europea non vuole sentire. «Nega l’evidenza. Anche dei numeri e delle parole scritte», dice Renato Schifani, presidente dei senatori di Fi. Prodi fa «il gioco delle tre carte», per il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto. «Il suo eventuale governo è stato palesemente sconfessato dalla stampa internazionale ancor prima di nascere. Il Ft afferma che, dato e non concesso che nasca, non ha alcuna prospettiva di vita ed è praticamente nell’impossibilità di governare. Dopo di che chi si contenta gode e sembra che Prodi non solo si contenti ma anche goda, il che vuol dire che è pure un masochista». Non è tenero il leghista Roberto Calderoli: «Prodi testimonia di non riuscire non soltanto a leggere i numeri, visto che si è autoproclamato vincitore prima della fine degli spogli e della proclamazione ufficiale, ma dimostra ora di non riuscire neppure a comprendere le parole scritte». Per i presidente degli europarlamentari di Fi, Antonio Tajani, «Prodi danneggia l’immagine dell’Italia all’estero. Le osservazioni del Ft sono un segnale preoccupante per la credibilità del nostro Paese in Europa».
La giravolta interpretativa di Prodi gli crea il vuoto intorno, nel centrosinistra. Lo stesso coordinatore della Margherita Dario Franceschini, non nega l’attacco del Financial Times, ma dice: «Lo smentiremo perché nel nostro programma ci sono progetti che possono dare un’immediata scossa all’economia dell’Italia». Per il Ds Gianni Pittella e Franco Giordano del Prc l’uscita da Maastricht è impossibile. Marco Rizzo del Pdci offre una sponda al Professore: «Se il Financial Times prova a gettare un’ombra sul futuro del centrosinistra italiano, non è forse perché la destra europea ha paura del cambiamento in Italia?». Rizzo è convinto che le preoccupazioni del quotidiano britannico «non sono certo addebitabili a Prodi», ma piuttosto ai 5 anni di malgoverno Berlusconi.
Ma per il segretario della Dc Gianfranco Rotondi «è sciocco che Prodi rilanci l’allarme del Ft come una critica a Berlusconi, e penso che non sia né una critica a Berlusconi né a Prodi, ma solo la constatazione che una maggioranza esigua e condizionata dalle estreme non serve all’Italia». Il Professore dovrebbe preoccuparsi, per il presidente del Pri Giorgio La Malfa, per questo «serio campanello d’allarme», perché denuncia la «difficoltà nella quale il nuovo governo non potrà non trovarsi».